A proposito di Tsipras

Una riflessione di Pippo Civati su Alexis Tsipras (prima parte)

Ritorno sull’argomento di un mio post precedente e vi prego di seguirmi, in relazione anche all’intervista che Alexis Tsipras ha rilasciato a Repubblica, venerdì.

L’Europa così com’è non va bene, le scelte tedesche sono distruttive per la Ue, lo schema è esausto.

Lo dice Tsipras? Quindi la conseguenza è che gli elettori del Pd più a sinistra devono andarsene e votare la lista di Flores d’Arcais e Ferrero, Ingroia e Casarini? Per dare un altro segnale oltre a quello (di diverso segno) che proviene dagli elettori che hanno optato e opteranno per il M5s?

Non sono d’accordo, e non solo perché (1) non mi pare tutta questa innovazione, con tutto il rispetto: al seguito del carismatico leader greco ci sarebbero tutti i soggetti protagonisti, negli ultimi vent’anni, del frazionismo a sinistra (che hanno commesso errori esattamente speculari a quelli degli strateghi del Pd e della sinistra di governo, e nei momenti migliori lo facevano di comune accordo, pensa te).

E non solo (2) perché penso che non ci si debba dividere. E assolutamente non (3) perché ci debba essere il voto utile: anzi, ho proposto, come sapete, di rivedere le soglie di sbarramento del 2% per consentire a tutti di esserci nel Parlamento europeo. Il voto utile, per il Parlamento europeo, è un’aberrazione.

No, il mio ragionamento è più ambizioso. E mi rivolgo a voi e immediatamente a Matteo Renzi.

Semplicemente, penso che il Pd debba cambiare linea rispetto alle politiche europee. E che il fenomeno Tsipras, anziché limitarsi a rappresentare la sinistra del Gue in Europa, debba contaminare il dibattito di tutta la nostra parte.

Del resto, gran parte di quello che Tsipras ha detto ieri a Repubblica, sono mesi che lo dice anche Romano Prodi, spiegando che la politica tedesco-tedesca dell’Europa è insostenibile.

Ed è sorprendente che Letta non se ne renda conto: dovrebbe essere lui – che non è certo sospettabile di anti-europeismo – a protestare, a battere i pugni, a pretendere qualcosa di diverso.

Non è più accettabile un’Europa così. Anzi, così l’Europa muore insieme all’Italia. E Merkel dovrebbe sapere che l’uscita dall’euro dei paesi del Sud sarebbe una sciagura per i paesi del Sud, ma anche per la Germania.

E che vanno rivisti gli impegni e le convenzioni (come quella del 3%) e va rilanciata un’azione politica completamente nuova.

Ci vuole una nuova Ventotene. E questo noi dobbiamo organizzare.

Ieri Tsipras si è rivolto al suo «coetaneo» Renzi. Ecco, siccome siamo tutti coetanei, secondo me è il Pd in Italia e per l’Europa del Sud a dover interpretare questa sfida. Con parole chiare e un dibattito all’altezza della situazione.

Aderiremo al Pse con un ritardo clamoroso e il problema è già più avanti, perché di per sé l’adesione al Pse non risolve la questione (lo scrivevamo nel documento congressuale: è un’ovvia scelta di campo, in un’Europa divisa tra progressisti e conservatori, ma bisogna allargare la nostra riflessione alle forze sociali ed ecologiste che in Europa si sono mobilitate in questi anni).

Quindi, investiamo sulle candidature, che testimonino una rottura dello schema, e non i soliti premi alla carriera o trasferimenti temporanei: l’amministratore che non ha più mandati davanti, il politico da recuperare, uomini delle tessere e delle preferenze.

Rischiamo, con coraggio. Altrimenti chiude l’Europa e chiudiamo anche noi.

Ho già scritto ieri che gli entusiasti di Renzi che sostengono Tsipras e la sua lista italiana dimostrano di essere parecchio confusi: potrebbero fare cosa più utile se chiedessero al Pd – non solo quello “di Renzi”, tutto quanto – di fare le cose giuste. Finalmente. Partendo dalla possibilità di investire sulla scuola, fin dalla prima infanzia, sul sostegno al reddito (che in Europa c’è già in molti Paesi) e sul credito alle imprese e al sistema produttivo.

Chiedere che il Pd faccia qualcosa di più e di diverso. Per salvare l’Europa (non solo l’Italia o se stesso).

 

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