#enricostaisereno

Ma davvero la legislatura potrà durare fino al 2018?

Il mantra di questi ultimi due giorni (lo ha evocato l’emiliano Graziano Del Rio a Ottoemezzo, sollecitato da Lilli Gruber) è che, per un governo di legislatura, c’è bisogno di un esecutivo direttamente “partecipato” dai “segretari” dei partiti che lo appoggeranno. In vero la partecipazione dei “segretari” non è né una grande novità, né una garanzia di durata. Piuttosto è un escamotage del momento, utilizzato per sostituire il Presidente del Consiglio in carica.

La legislatura potrebbe durare fino alla scadenza naturale per altri motivi.

Innanzi tutto la stragrande maggioranza dei parlamentari eletti alle ultime elezioni politiche non sembrano particolarmente felici di abbandonare lo scranno. Il futuro (il loro) è incerto ed è meglio restarsene assisi, piuttosto che tornare nella bufera elettorale senza alcuna certezza (a destra, come a sinistra) di essere riconfermati. La sopravvivenza della “specie”, nel caso della “casta”, non è forse la spinta più forte degli umani?

Poi c’è il Presidente Giorgio Napolitano da sempre allergico alle elezioni anticipate, definite, ieri, una “sciocchezza”. Si può non condividere, ma almeno lui è coerente con se stesso, con la sua storia.

Più oltre stanno i partiti (a destra, come a sinistra) preoccupati anch’essi di sopravvivere e di occupare posti di governo, o di sottogoverno. Basti pensare al NCD di Angelino Alfano. Una prospettiva lunga della legislatura gli permetterebbe di organizzarsi meglio in vista della “soglia”, al momento il 4,5%, da superare quando si andrà al voto.

Infine c’è Matteo Renzi. Il ragazzo sta rivelando inaspettate doti gattopardesche. Utilizza tattiche, ma segue un piano ben definito. Considerate, ad esempio, la legge elettorale e tutte le polemiche suscitate dall’incontro con B. per concordarne le caratteristiche. Con il senno del poi possiamo dire che si trattava di “tattica”, perché, se davvero parte un governo Renzi, Forza Italia si sfilerà dall’accordo. La prospettiva lunga danneggia irrimediabilmente i piani di B. e lo lascia nel limbo delle condanne e dei processi a venire. Oppure pensate al rapporto tra il segretario del Pd e il Presidente del Consiglio. L’hashtag  #enricostaisereno, con tutto quello che presupponeva, divenuto in queste ore oggetto di sarcasmo, è stato anch’esso una mossa tattica.

Va riconosciuto a Matteo Renzi di avere una strategia. In un mondo di “tattici” è una grande novità. Ora resta da capire se è finalizzata a cambiare l’Italia, o a raggiungere i propri personalissimi obiettivi.

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