“Ogni giorno come se fosse l’ultimo”

letta

Ho criticato molte volte il governo Letta, da questo blog e altrove, non mi dispiace che se ne sia andato, ma non mi è piaciuto il “modo” con il quale è stato sfiduciato. In politica forma e contenuto dovrebbero coincidere ed è ridicolo esternare apprezzamento per chi si intende esautorare. O ha fatto bene, e allora non se ne comprende la dipartita, o ha fatto male, ma allora gli apprezzamenti sono fuori luogo.

Matteo Renzi ha cercato di cavarsela con il “cambio di passo”. Tuttavia l’accelerazione che ha portato alle dimissioni resta poco comprensibile se non si aggiunge qualche ulteriore informazione.

Il segretario del Pd ha capito quasi subito che la sua scelta di puntare sulla legge elettorale lo avrebbe condannato ad una sconfitta quasi certa. Se si andasse a votare a maggio, o ad ottobre, con la legge elettorale “concordata” con Forza Italia, vincerebbe la destra. I sondaggi almeno su questo punto convergono tutti.

Tornare indietro sarebbe stato impossibile se Enrico Letta fosse rimasto al suo posto. Quindi non c’era altra scelta possibile se non quella di alzare la posta e puntare tutto sul governo di legislatura. Ora, forse, c’è la possibilità di legare l’entrata in vigore della legge elettorale (magari modificata) all’intero pacchetto di riforme istituzionali e, nel frattempo, di avviare un programma di interventi sul lavoro, sul turismo, sull’agricoltura.

Ci riuscirà? Difficile dirlo. Però una differenza sostanziale tra lui e Letta c’è. Renzi cercherà di “governare”, puntando ogni volta al traguardo successivo, perché l’idea di vivere “ogni giorno come se fosse l’ultimo” non rientra nella sua filosofia di vita.

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