Barca controcorrente…

E Fabrizio Barca prende le difese di Mauro Moretti.

Intervenendo a Otto e mezzo su La7, si era detto contrario al taglio degli stipendi dei manager pubblici criticato proprio dall’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti e ribadito da Matteo Renzi.

Dopo l’intervista a Otto e mezzo il dibattito si è acceso su Twitter. 

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Fabrizio Barca parte dalla convinzione che le reazioni alle dichiarazioni di Mauro Moretti siano una espressione del populismo dilagante e che – in verità – dietro la proposta di abbassare gli stipendi dei manager ci sia la volontà di privatizzare le FFSS.

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Insomma: “cambiare i vertici incapaci”, non solo si può, ma si deve. “Gettare gli stipendi dei manager in bocca al popolo”, ovvero aizzare il popolo contro i manager super pagati, nasconde la volontà di privatizzare.

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Fabrizio Barca ha tentato di spiegare che “fare di tutta l’erba un fascio” significa andare al suicidio.
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E ha cercato di far capire che le aziende, private o pubbliche, che operano nel sistema capitalista debbono adeguarsi alle leggi del mercato, altrimenti corrono il rischio di fallire, di essere acquistate, di essere sottratte al “controllo” dello Stato.

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La logica di Fabrizio Barca è – almeno sulla carta – condivisibile: le “critiche” alla reazione di Mauro Moretti sono intrise di populismo.

Qualcosa però sfugge alla lucida analisi di Barca: il populismo è il risultato dell’incapacità della politica di fare il suo mestiere. La politica dovrebbe scegliere per “governare” le contraddizioni, per migliorare la gestione dei servizi e la qualità della vita dei cittadini. In Italia è andata un po’ diversamente.

Oggi pagina99 propone una lettura originale della sperequazione salariale all’interno delle grandi aziende pubbliche. Un ferroviere per guadagnare quanto il suo amministratore delegato guadagna in un’ora deve lavorare cinque giorni. All’Eni un dipendente con stipendio medio deve lavorare 14 giorni, mentre all’Enel siamo a 7 giorni.

La percezione della sperequazione salariale, non compensata dal “riconoscimento” delle effettive capacità e dei risultati raggiunti dai manager, produce “populismo”. Se la politica – come è stato finora – utilizza le aziende pubbliche non per migliorare la qualità e l’accessibilità dei servizi, ma per estendere il potere, allora i malumori dei cittadini diventano non solo comprensibili, ma anche legittimi.

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