“Grillo è figlio di tutto quello che non è stato fatto”. L’aveva detto Stefano Rodotà

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disegno di Fulvio Ichestre

Grillo è figlio di tutto quello che non è stato fatto: la perdita di attenzione per le persone, la corruzione, la chiusura oligarchica. Gli ultimi due Parlamenti li avranno scelti al massimo venti persone. In questo clima, ci dobbiamo aspettare fenomeni alla Grillo. Anzi, può darsi che ne vengano fuori altri, anche più pericolosi. […].

Il fatto che Grillo dica che sarà cancellata la democrazia rappresentativa perché si farà tutto in Rete, rischia di dare ragione a coloro che dicono che la democrazia elettronica è la forma del populismo del terzo millennio […]

Poi si scopre che Grillo al Nord dice non diamo la cittadinanza agli immigrati, al Sud che la mafia è meglio del ceto politico, allora vediamo che il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso. E rischia di congiungersi con quello che c’è in giro nell’Europa.  [Stefano Rodotà – intervista rilasciata a Left nel luglio del 2012]

Quando la politica rinuncia, o non riesce, a presidiare i territori della socialità; quando la politica si rivela incapace di elaborare soluzioni e di scegliere, altri occupano quei territori. Per dirlo più semplicemente: l’assenza della politica lascia spazio alla non politica (Forza Italia) e all’antipolitica (M5s)

Rodotà l’aveva detto con grande lucidità… anche se poi viene da chiedersi perché, di fronte alla candidatura di Romano Prodi a Presidenza della Repubblica, non abbia sentito l’opportunità di ritirare la sua, appoggiata da quel M5s che – solo qualche mese prima – lui aveva svelato e criticato. Ma questa è un’altra storia…

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