L’Avventuriero, il Joker e la pastorale dell’odio

Nel 2003, quando gli ha dato del “kapò”, B. non voleva offendere l’attuale candidato socialista Martin Schulz. L’ha detto ieri con il solito sorriso sornione, da venditore di tappeti, poi ha aggiunto:

Ma apriti cielo perché i tedeschi, per loro, i campi di concentramento non sono mai esistiti.

Inutile contestare il contenuto di una affermazione tanto assurda. B. l’ha fatta solo perché sa bene che il suo potenziale elettorato non ama i “tedeschi”! Toccare le corde più cupe dell’Italia devastata dalla crisi è una specialità nella quale l’ex Cavaliere non conosce rivali. Se c’è da tirare fuori il peggio dall’animo umano, se c’è da mestare nel torbido per ottenere consensi, B. sa bene come fare.

Allora, visto che il candidato socialista, Martin Schulz, è un tedesco perché rinunciare a prendere tre piccioni con una fava? Una botta ai socialisti europei, una botta alla Merkel e l’ultima, quella più pesante, alla Germania.

Se pensate che nel profondo della loro coscienza gli italioti allergici all’euro e ai tedeschi si siano scandalizzati vi sbagliate. Un sorrisetto, un’alzata di spalluccia e avanti così, in attesa della prossima “finta gaffe”.

Come nella fortunata imitazione di Maurizio Crozza, il Matteo Renzi “figlio” ed “erede” di B. è ormai diventato un must sui blog del M5s, a partire da quello prodotto dalla premiata ditta Grillo – Casaleggio. Ma anche commentatori pseudo indipendenti come Marco Travaglio e Andrea Scanzi non perdono occasione per sottolineare una presunta continuità tra il vecchio di Arcore e il giovane di Pontassieve.

A mio avviso, se nella politica italiana c’è un erede di B. questi non è Matteo Renzi. Il cinismo, l’impertinenza e l’astuzia dell’Avventuriero hanno trovato una nuova declinazione vincente nell’eccentricità grottesca del Joker. La struttura narrativa dell’Avventuriero e del Joker (entrambi rappresentano – almeno nell’immaginario di riferimento – l’Eroe) si fonda sulle stesse modalità di manipolazione della realtà al fine di coinvolgere emotivamente il pubblico (gli elettori) ed ottenerne il consenso (Oggetto di Valore). In entrambe le narrazioni si assiste all’individuazione sarcastica, condita di sberleffi, dell’avversario (Opponente) e alla successiva evocazione dell’odio (Aiutante) nei confronti del mondo della Politica (Anti Eroe). Mentre il principe delle fiabe cerca – prima di compiere l’impresa di uccidere il drago e salvare la principessa – la spada incantata, l’Avventuriero e il Joker cercano i sortilegi malefici della spada del rancore, della pastorale dell’odio.

Se B. incarna perfettamente la figura dell’Avventuriero, chi sia il Joker della politica italiana è facilmente intuibile.

Come in ogni story telling che si rispetti dietro la figura dell’Eroe, tutto preso dai tempi della narrazione, occorrono scudieri. Beppe Joker Grillo ne ha uno che, al di là delle sue scarse apparizioni pubbliche, sembra quasi un “pari” dell’Eroe.

Gianroberto Casaleggio è lo stratega della narrazione. A lui si deve l’intuizione di tenere gli eletti in Parlamento del M5s fuori da qualsiasi forma di collaborazione con le maggioranze larghe e strette che si sono succedute nell’ultimo anno. Sì perché l’obiettivo – almeno al momento – non è quello di governare, ma di selezionare una classe dirigente credibile, capace di scendere in campo in prima persona quando verrà il tempo di farlo.

Messa così sembrerebbe quasi un atto dovuto, una necessità imprescindibile in un movimento nato dal basso e in breve tempo. Ma non è solo così. L’obiettivo vero è quello di clonare una nuova classe politica sul modello dell’ideatore (una sorta di modello base) che poi è sempre Gianroberto Casaleggio.

Le storie di espulsioni, di emarginazioni, di abbandoni che fin qui si sono consumate dentro il M5s testimoniano la volontà di clonare, più che quella di “far crescere” . Non è un’idea nuova. Il primo ad averla era stato B. dopo il 2008, nel momento più alto del suo consenso elettorale. In fondo un progetto semplice: sostituire quasi tutti i suoi deputati del Pdl con ragazzini clonati, essere eletto al Quirinale dalle nuove Camere e di lì guidare governi di suoi fidati. Un progetto non riuscito più per la sindrome di onnipotenza di B. e certe sue debolezze che per meriti dell’opposizione.

Riconosco che l’obiettivo del Joker e del suo scudiero è un po’ diverso da quello de l’Avventuriero. Resta il fatto che l’idea di essere governato da un clone a me non piace per niente.

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