Non esiste più la mezza stagione, è vero! Ma anche la differenza tra guardie e ladri va perdendo definizione…

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È tutto un magna magna“, dice ad un certo punto Anna Marchesini nella scena de “In principio era il Trio” dedicata ai luoghi comuni delle conversazioni. Quello che sta venendo fuori dalle recenti inchieste della magistratura più che un luogo comune sembra un arraffamento senza limiti.

Tutti smentiscono, tutti negano, però le “gole profonde” del consorzio Venezia Nuova raccontano storie di dazioni, di finanziamenti, di tangenti. Emerge un flusso di denaro immenso e spaventoso, di fronte al quale la leggendaria tangente Eni – Petronim (100 miliardi di lire del 1979, più o meno 400 milioni di euro attuali) impallidisce e la “madre di tutte le tangenti”, quella dell’Enimont appare poco più di una “mancetta”.

Se poi aggiungiamo tutto il marcio emerso dai cantieri dell’Expo di Milano, dalla inchiesta su Banca Carige e dalla inchiesta della Procura di Napoli su presunte verifiche fiscali “pilotate” della Guradia di Finanza ci troviamo di fronte la visione di un mondo assurdo dove la differenza tra guardie e ladri, tra controllori e controllati svanisce, perde definizione, dove le metastasi della corruzione sembrano diffuse ovunque.

In questo contesto si capisce perché Matteo Renzi si è affrettato a dire: “Napolitano rimanga ancora al suo posto almeno fino a maggio2015“. La necessità di un garante super partes e soprattutto di un potere non intaccato dalla montante marea di melma che sta salendo è fondamentale per portare a casa le riforme.

Si capisce meno il messaggio che viene dalla Camera, dove sull’emendamento della Lega che introduce la responsabilità civile dei magistrati il governo è stato battuto per sette voti, con l’intervento di almeno una cinquantina di franchi tiratori della maggioranza. Non che ci sia da meravigliarsi troppo: questa maggioranza continua ad avere dentro i 101 che hanno affossato Prodi e Bersani in un sol colpo. Però si tratta di un messaggio brutto perché viene in un momento in cui la magistratura sta facendo quello che la politica ancora non ha saputo fare, ovvero pulizia.

Non sono un “manettaro”, è un mestiere che lascio volentieri a Travaglio. Prima di esprimere giudizi definitivi occorrerà aspettare gli sviluppi delle inchieste e poi i processi che verranno istruiti.

Tuttavia se le accuse e i riscontri daranno ragione ai magistrati inquirenti, se si confermerà quel vortice di incontri e denaro che ha coinvolto Giovanni Mazzacurati e sodali, se risulterà davvero attorno all’Expo un associazione a delinquere con collegamenti politici, se si verificherà l’esistenza della corruzione ai vertici della Guardia di Finanza, allora occorrerà pretendere che chiunque (amministratori pubblici, dirigenti privati, poliziotti, finanzieri, carabinieri, deputati, senatori, ministri, sottosegretari, presidenti) abbia avuto a che fare con quel sistema, consapevole o meno che fosse dei modi con i quali ha operato, anche se solo “sfiorato” da ombre, faccia un passo indietro. Perché una cosa è certa, l’andazzo scoperchiato dalla magistratura non è causato dal buco nell’ozono, ma da furbastri senza scrupoli, messi là a fare cose a chi dovrebbe preoccuparsi del bene comune e non del proprio squallido destino politico.

 

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