“C’è troppo grasso che cola”. Qualche appunto sul discorso di Matteo Renzi all’inaugurazione del nuovo stabilimento delle Rubinetterie Bresciane

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L’attenzione del presidente del Consiglio alla comunicazione non è una novità. Oggi all’inaugurazione del nuovo stabilimento delle Rubinetterie Bresciane del gruppo Bonomi, a Gussago, ha detto:

Rimettiamoci in gioco. Basta con la cultura della rassegnazione, il meglio deve ancora venire. Chi ci dava per finiti ha sempre sbagliato. Oggi il paese è diviso in due: c’è l’Italia degli ottimisti e quella dei pessimisti, quella di chi dice che ce la fa e quella di chi soffre, di chi ci crede e di chi non ci crede. Insomma, quelli che ci provano e quella dei gufi.Il problema è che a dire che l’Italia non ce la fa sono gli stessi che da 30 anni occupano gli stessi posti (…)

Il passaggio dell’intervento mi ha ricordato Il candidato, un bel film del 1972 diretto da Michael Ritchie e interpretato da Robert Redford. Nel film Bill McKay (Robert Redford) pronuncia un discorso memorabile, di fronte ad una assemblea di sindacalisti, scagliandosi contro chi vuole dividere il Paese con il vecchio gioco del mettere l’uno contro l’altro. Le categorie sociali più deboli contro quelle abbienti, i giovani in cerca di lavoro contro chi una occupazione ce l’ha e via di seguito.

Ovviamente i contenuti del passaggio di Renzi sono stati ispirati alle polemiche del momento, alla sua crociata contro i “gufi”, ma la struttura logica e l’impianto comunicativo ricalcano fedelmente quelli del discorso di Bill McKay.

C’erano troppi politici e abbiamo iniziato a ridurne il numero, c’è troppa burocrazia e abbiamo messo un tetto al loro stipendio come segnale e dobbiamo semplificare, un problema che riguarda anche la fiscalità. Anche nella macchina pubblica bisogna fare tagli, c’è troppo grasso che cola. (…) chi non ha fatto sacrifici finora è la macchina pubblica.

Nella seconda parte dell’intervento Renzi ha velocemente dismesso i panni da candidato per indossare quelli di primo ministro ed ha affrontato un tema cruciale.

Ormai tutti (o quasi) concordano sul fatto che in Italia deve iniziare la stagione delle riforme, al contempo, chiunque attende cambiamenti imminenti nel proprio comparto, si aspetta che i cambiamenti non tocchino, o scalfiscano appena, le così dette rendite di posizione, strappate, contrattate, insufflate, arraffate o regalate dai troppi governi della prima e della seconda Repubblica.

L’intenzione del Governo – a sentire quanto ha detto oggi il Presidente del Consiglio – è quella di “distribuire” i sacrifici, creando le condizioni di una condivisione del peso equa e giusta. Non è mancata nel discorso l’individuazione dei soggetti negativi, quelli che pensano solo a se stessi e quelli che remano contro. Alla fine c’è stato l’elogio dell’ospite:

Non vado nei salotti. Meglio stare con chi crea posti di lavoro. Se l’Italia è quello che è, è perché gli uomini e le donne delle piccole e medie imprese che spesso sono diventate grandi si sono spaccate la schiena.

E l’esortazione dell’eroe:

Usciamo dalla crisi se interrompiamo il coro di lamentele e ci tiriamo su le maniche.

Riconosco a Matteo Renzi il coraggio e la determinazione, lo considero insuperabile nell’arte della narrazione politica e spero davvero che ce la faccia.

 

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