Caro Matteo, il tempo degli annunci è finito! Adesso bisogna cambiare verso davvero…

È verocome ha detto Massimo D’Alema ieri alla direzione del PDche Matteo Renzi ha inanellato nella sua relazione una serie di affermazioni senza fondamento?
Bella domanda! In verità il segretario del maggiore partito italiano ha ribadito concetti che va snocciolando da tempo.

Dopo decenni di stagnazione io penso che sia arrivato il momento che in Italia si realizzi la tanto attesa stagione delle riforme. Per quanti anni l’Italia ha parlato di riforme? Per quanti anni ha parlato di riforme costituzionali e ha atteso di spezzare il filo rosso della burocrazia? Paradossalmente, la crisi è la ragione per cui dobbiamo accelerare il cambiamento.

Senza cambiamento è impossibile credere nel futuro. Credo che la gente stia dalla nostra parte, non dalla parte dei sindacati che in questo momento sono contrari alle mie proposte. In generale penso che il loro ruolo sia importante, ma per me è fondamentale dare un messaggio: per favore, lasciateci continuare, lasciateci andare avanti.

Lo schema utilizzato è sempre lo stesso: Cambiamento contro Conservazione. Mutano i contesti e le declinazioni, ma Matteo Renzi continua a proporsi come uomo del cambiamento avverso a chi vuole conservare lo status quo e impedire al Paese di proiettarsi nel futuro. Insomma l’accesso al futuro passa attraverso il cambiamento e non ci sono alternative possibili.

Si tratta solo di capacità comunicativa – come D’Alema ha annotato – buona per i gonzi, insomma per quelli che le cose non le sanno, oppure dietro il ragionamento del segretario del Pd c’è una lettura critica della società italiana, dei suoi limiti, dei suoi singulti, delle sue ansie?

L’Italia è un paese vecchio, frastornato, lento di fronte ai cambiamenti, ancorato ad un sistema industriale, sociale e politico che è andato in crisi già dagli anni ’80..

Il berlusconismo ha cavalcato la crisi, utilizzandone le manifestazioni più oscene, innestandosi nelle zone d’ombra della società civile, lasciando fare alle cricche e svendendo modelli di successo basati sull’imitazione della “storia del capo”, santificata dai rotocalchi e dalla televisione. Cosa ci fosse dietro la calza da donna stesa sull’obiettivo per ammorbidire le rughe, per nascondere le magagne, gli italiani hanno iniziato a capirlo solo dopo venti anni.

La sinistra ha lanciato una serie infinita di crociate contro Silvio Berlusconi ritenendo che la salvezza era dietro l’angolo, che sarebbe bastato battere politicamente l’uomo della provvidenza per avviare una nuova stagione. Smacchiare il giaguaro è stata l’apoteosi di questo pensiero debole e, anche, l’ultimo tentativo dei volenterosi figli del ‘900 di vincere le elezioni per governare il Paese.

Nei fatti la politica ha perso la capacità di raccogliere il consenso, ma soprattutto ha perso la capacità di attrarre le nuove generazioni. La politica si è trasformata in sketch da Talk Show, in chiacchiericcio inutile, ha perso dignità e ha rinunciato al suo fine che è quello di portare il Paese nel futuro con in consenso più ampio possibile.

Nel frattempo i poteri economici e finanziari sono rimasti liberi di fare e disfare, i privilegi sono cresciuti a dismisura, la corruzione è divenuta una costante impazzita, la criminalità ha conquistato il controllo di aree sempre più vaste.

Nel frattempo le manifatture italiane hanno continuato a perdere competitività, a ridurre i fatturati, ma soprattutto a ridurre le opportunità di occupazione, divenendo facile preda di investitori rapaci. Ormai c’è una generazione di giovani che ha smarrito la speranza di avere un futuro lavorativo, che si accontenta di sopravvivere alla meno peggio, che ha rinunciato a progettare il futuro. I deboli sono sempre più soli, abbandonati perfino dallo stato assistenziale

Il nemico allo specchio, l’editoriale di Ferruccio de Bortoli, pubblicato sul primo numero del Corriere della Sera formato tabloid è stato un messaggio molto preciso, ma non il solo. In questi giorni sono piovute critiche durante il viaggio in America, dopo l’incontro con Marchionne ei Clinton, dopo l’intervista da Fazio, durante il bailamme sull’articolo 18, dopo le critiche ai sindacati, dopo la direzione PD, dopo la polemica con la minoranza,

Semplificando mi viene da dire che de Bortoli ha sintetizzato i ripensamenti, ai singulti e ai mal di pancia di un agguerrito consesso di “poteri forti”. Costoro, piuttosto che rischiare di vedere ridimensionato il proprio campo d’azione, hanno deciso di attaccare – prima che sia troppo tardi per farlo – il presidente del Consiglio per indebolire la fiducia che, nonostante tutto, continua ad avere tra gli italiani, per condizionarne le scelte.

L’Italia sembra il luogo dove nulla cambia davvero, dove tutto finisce in caciara, dove i ritorni e i riciclaggi sono infiniti. Ma forse qualcosa sta scricchiolando anche nel Bel Paese. Il crollo di audience dei talk show è il sintomo di un disinteresse crescente verso il teatrino della politica, ma anche una esplicita richiesta di atteggiamenti nuovi, di cambiamenti veri.

La sintesi è semplice. Se per spazzare via i privilegi odiosi, i poteri piccoli e grandi, se per frantumare quella mentalità ipocrita che vuole conservare per non perdere le posizioni acquisite, se per smantellare la società corporativa, capace solo di favorire gli affiliati, i clientes e i figli d’arte, se per rimettere in movimento le “macchine” occorre uno come Matteo Renzi, allora io sto dalla sua parte. Al momento il presidente del Consiglio continua a disporre di un largo consenso (la squadra però andrebbe aggiustata perché non sembra sempre all’altezza). Ha coraggio e determinazione. Può e deve andare avanti.

Naturalmente il tempo degli annunci è finito. Ora il cambiamento voglio vederlo!

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