La migliore speranza

 

Ne La migliore speranza Franco Vittoria parte dalla constatazione che la fine delle grandi ideologie del ‘900 ha svuotato la politica di pensiero lungo, di capacità critica, di tensione civile e – per assurdo – ha lasciato il campo ad una ideologia potentissima il liberismo tecnocratico.

La politica senza tensione verso il bene comune, senza la speranza di esserci per costruire un mondo nuovo e migliore è diventata pragmatismo senza utopia, gestione del quotidiano, pensiero corto.

Poiché la politica senza speranza e senza visione non ha capacità di attrarre partecipazione e consenso, i neo conservatori liberisti, come li chiama Jurgen Habermas, hanno avuto buon gioco.

Il mondo che viviamo è dominato da una enclave globale, che opera oltre i confini degli stati nazionali, che percepisce i luoghi della democrazia (partiti, sindacati, organismi di rappresentanza) come un ostacolo e che tenta in ogni modo di imporre la sua idea di mondo.

Franco Vittoria nel suo libro ce lo racconta con chiarezza. I neo conservatori liberisti in poco più di un ventennio hanno ridefinito a loro vantaggio gli assetti geo politici del mondo, hanno contribuito a limitare il campo d’azione dei partiti storici, già in crisi, hanno messo in discussione la più grande invenzione del ‘900, il welfare, minando la solidarietà sociale.

Lo sguardo di Franco Vittoria si sofferma su la “società dell’opulenza”, sulla modernità intrisa di illusioni.

La società dell’opulenza ha bisogno ogni giorno di buttare il vecchio perché ogni giorno deve rinnovare la passione per le cose nuove.

La società dell’opulenza si è andata affermando grazie allo sviluppo tecnologico, all’innovazione.

Le innovazioni hanno migliorato la vita, ma  – nella declinazione del liberismo tecnocratico – sono state finalizzate ad incrementare il consumo di merci, per accrescere il profitto.

Nella società dell’opulenza i bisogni vengono indotti. Le esistenze mercificate. I desideri trasfigurati.

Acquistiamo prodotti sempre più sofisticati, pur non avendone necessità, e gettiamo quelli che la pubblicità ci fa ritenere obsoleti, senza renderci conto che l’utilità dell’innovazione contenuta negli oggetti che acquistiamo è spesso fittizia (cosa cambia nella qualità della nostra vita se possediamo un iPhone5 piuttosto che un IPhone6?).

Il salto verso il capitalismo predatorio (che i liberisti definiscono avanzato) c’è stato quando l’innovazione applicata ai processi produttivi ha consentito di fare a meno della specializzazione e quindi della localizzazione dell’azienda in aree dove era possibile disporre di manodopera altamente specializzata.

A quel punto il capitalismo finanziario ha potuto trasferire gli investimenti dove la manodopera costa poco. Ed è stato libero di farlo, senza il consenso delle comunità, grazie alla debolezza della politica.

In un ventennio sono mutati i paesaggi produttivi. Là dove il capitalismo storico aveva preso vita e si era sviluppato è iniziato il declino industriale. Da noi però il capitalismo avanzato ha continuato ad esigere alti livelli di consumi. Il modello è entrato in crisi per l’assurda pretesa di dover essere compratori senza essere lavoratori, di dover continuare a comprare senza poter lavorare.

Allora che fare?

Intanto va detto che per Franco Vittoria La migliore speranza è riposta in quei giovani che, nelle piazze del mondo, manifestano per chiedere lavoro, sicurezza sociale, diritti.

Si tratta di movimenti che purtroppo – l’autore lo sottolinea più volte con amarezza – non trovano uno sbocco nei partiti e nei sindacati, perché queste organizzazioni storiche si sono dimostrate incapaci di adattarsi ai mutamenti sociali.

Tuttavia Franco Vittoria si rende conto che i movimenti rischiano di non andare da nessuna parte se le loro istanze non vengono raccolte da soggetti politici. Ispirandosi al “cosmopolitismo” di cui parla Ulrich Beck, l’autore ci dice che occorrono “soggetti politici mondiali, ovvero nuovi partiti trasnazionali, capaci di allargare il campo della democrazia e di dare risposte globali alla richiesta di diritti sociali e di lavoro.

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