Il tramonto della concertazione

Susanna Camusso dopo l’incontro del 27 ottobre con il Governo ha commentato:

Renzi sul posto fisso non sa di cosa parla.

Poi ha aggiunto:

Incontro surreale.

Dietro la frase lapidaria c’è il punto vero della questione. Il governo Renzi non ha intenzione di riconoscere ai sindacati (ma neanche a Confindustria) il ruolo di interlocutori privilegiati, ovvero non ha intenzione di aprire una “concertazione” preventiva (la contrattazione triangolare tra le organizzazioni sindacali, le organizzazioni dei datori di lavoro e le autorità pubbliche).

Il rischio che avverte la CGIL è quello di perdere il ruolo di mediatore tra le politiche del lavoro (nel caso specifico il Job Act) e i lavoratori, i precari e i tanti giovani e vecchi disoccupati. Sull’altro versante la Confindustria sta anch’essa vedendo sbiadire la funzione di mediare gli interessi degli imprenditori di fronte al Governo.

I ministri presenti all’incontro non avevano il mandato di trattare, ma solo quello di ascoltare. Matteo Renzi su questo punto è inflessibile. Il Governo avanza le  proposte, ascolta tutti, poi decide, spetta al Parlamento approvare le leggi.

La Camusso ha dichiarato:

Dov’è il rispetto per le parti sociali? Senza risposte, sarà sciopero generale.

Lo “spettro” da sempre agitato dai sindacati nella concentrazione è stato lo “sciopero generale”. Se questa volta sarà davvero sciopero generale, nonostante il milione di persone portate dalla CGIL in piazza sabato 25 ottobre, il sindacato rischia di indebolirsi. Apparirà come una vetusta organizzazione ripiegata su se stessa nella difesa di un ruolo “politico” che non dovrebbe avere e che è cresciuto solo per la debolezza della “politica”. Lo stesso vale per la Confindustria, che al momento sembra alquanto disorientata.

Il diritto allo sciopero resta sacrosanto. Chi vuole limitarlo, o metterlo in discussione è semplicemente fuori dalla Storia. Ma l’epoca della concertazione è finita e ognuno torni a fare il suo lavoro. Il sindacato difenda i lavoratori, la Confindustria eserciti i suoi compiti, il Governo faccia le scelte politiche e il Parlamento legiferi.

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