Minoranza Pd: prove di una scissione impossibile

In verità, io domani dovrei andare a cena con Filippo Taddei ma credo di non farcela perché ho un altro impegno. A me non mi hanno chiamato, ma è vero, mi risulta che stanno organizzando qualcosa…

L’ha detto ieri Pippo Civati sentito da Carlo Bertini per a Stampa, quando circolava la voce di una cena organizzata per questa sera da un gruppo di presunti scissionisti del Pd. Presunti perché non credo che ci sarà una scissione. Al di là delle considerazioni politiche andarsene ora dal partito equivarrebbe ad un suicidio, questo sì tutto politico. Non esistono spazi di manovra a “sinistra” del Pd, o meglio gli spazi che esistono sono poco più che nicchie e, per giunta, tutte occupate, anzi intasate. Tanti dirigenti e poco popolo.

Massimo D’Alema che di scissione non vuole sentir parlare ha commentato in una intervista pubblicata oggi (29 ottobre) su Il Sole 24 ore, rilasciata a Fabrizio Forquet.

Sarebbe un errore. Bisogna battersi nel Pd per le idee e i valori in cui crediamo. Naturalmente dobbiamo prendere atto che questo partito è diverso da quelli che abbiamo conosciuto fino ad oggi e quindi dobbiamo fare come fa Renzi, il quale all’interno del Pd si è organizzato senza farsi tanti problemi, neppure in rapporto alla sua funzione di segretario. Se non si vuole una scissione silenziosa, fatta di tante persone che non rinnovano la tessera, si deve rendere più visibile e incisiva la presenza delle posizioni autenticamente riformiste.

Insomma, per ora (io credo anche per il futuro), la scissione resta un sogno impossibile.

Se ci sono davvero posizioni autenticamente riformiste che vengano fuori e siano sottoposte al giudizio del popolo delle primarie, quando verrà il tempo di farlo. Ogni altra strada sarebbe una fuga senza direzione.

Annunci