L’incanto malefico

Stefano Bises, sceneggiatore di Gomorra ha detto:

In Italia le serie televisive propongono storie edulcorate, nel migliore dei casi altrove narrano la contemporaneità

La televisione edulcorata – guardata senza capacità critica – esorcizza la vita, stordisce la coscienza, avvolge di nebbia la consapevolezza, confina in luoghi irreali, culla e addormenta, accompagnando il sonno profondo della coscienza.

Adoro le serie televisive! Tuttavia resto sempre sconcertato di fronte a chi si commuove guardando una fiction, e poi manifesta totale indifferenza nella vita reale!

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. [Antonio Gramsci]

Nella penombra dei salotti, o delle camere da letto, col volto illuminato dal bagliore ipnotico della televisione, persi nella trama lacrimosa di qualche storia demenziale, proposta a puntate dal palinsesto della sera, uomini e donne restano sospesi in un incanto malefico, estranei a se stessi, indifferenti.

La loro colpa è quella di aver accettato di lasciarsi narcotizzare, di aver barattato la capacità di comprendere con quella di restare imbambolati e indifferenti,racchiusi nel rassicurante involucro protettivo di una esistenza senza verità.

Zen for T.V 007
Nam June Paik – Zen for TV, 1963, manipulated television

Come conchiglie trasportate e abbandonate sulla battigia dalle mareggiate, come gusci svuotati, come vecchie scatole senza più oggetti da contenere, come pagine bianche di un libro sbiadito, si rinuncia alla vita in cambio di un bagliore che cancella il ricordo, che lenisce il dolore.

La televisione – guardata senza capacità critica – esorcizza la vita, stordisce la coscienza, avvolge di nebbia la consapevolezza, confina in luoghi irreali, culla e addormenta, accompagnando il sonno profondo della coscienza. Nulla che non sia rassicurante deve trapelare. Nessuna parola che faccia davvero scandalo può essere pronunciata! Anche la morte deve essere svuotata dei significati che inevitabilmente comporta. La televisione esorcizza la morte invadendo di menzogna la percezione dell’esistenza. Ho visto televisioni accese mostrare volti sorridenti e promesse improbabili nelle cucine economiche di madri piangenti per la morte di figli ammazzati dalla ‘ndrangheta. Ho visto televisioni accese continuare a trasmettere inutili spot a malati agonizzanti. Ho visto televisioni accese stordire con storie fasulle la solitudine di vecchi abbandonati, nella povertà.

La televisione può diventare violenza allo stato puro!

Impone il punto di vista di chi può usarla impunemente senza concedere possibilità di replica, divulga visioni della realtà presentandole come percezioni oggettive, accumula frammenti di memoria comune estraniandoli dai protagonisti, svuotandoli delle emozioni. La diffusione della televisione negli anni ’60 ha liquidato in Italia la cultura contadina che ancora resisteva tenacemente al boom economico, l’ha sgretolata e frantumata. Negli anni ’70 si è lentamente appropriata della vita dei bambini, divenendo la raccontatrice di storie, l’intrattenitrice del tempo non consumato nei giochi e nella scuola, la rappresentatrice del mondo adulto. Negli anni’80 è divenuta strumento del potere politico, veicolo principale della comunicazione pubblicitaria, seduttrice raffinata dei giovani, dispensatrice di menzogne. Come Pier Paolo Pasolini, anche Nam June Paik aveva capito il potere seduttivo e violento della televisione.

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