La paura del malessere sociale. Due riflessioni sul rapporto di Matteo Renzi con la parte del Paese più svantaggiata e sofferente

Ho recentemente letto due interessanti riflessioni su Matteo Renzi. Riflessioni di due donne sul rapporto che il premier ha con la parte del Paese più svantaggiata e sofferente. La prima, anche in ordine di tempo, è stata quella di Giovanna Cosenza.

A chi parla Renzi?“, si è chiesta la professoressa di Semiotica dei nuovi media, che insegna all’Università di Bologna. E la risposta è stata piuttosto netta: 

A chi sta già bene, perché ha già un lavoro, una casa di proprietà e si può permettere l’iPhone, le macchine fotografiche digitali e i tablet che Renzi sbandiera come simboli di innovazione, futuro e speranza. A chi riesce a credere che nel Jobs Act ci sia tutto quel che dicono i suoi slogan senza averne mai letto una riga. A chi riesce a credere che l’alternativa sia davvero fra un Pd al 25% e un Pd al 41%, dimenticando che sono percentuali che si riferiscono a competizioni elettorali molto diverse (politiche e europee) e dimenticando le percentuali sempre più alte di astensioneL’astensione, ecco il punto. Dentro all’astensione finiranno tutti coloro che non si possono permettere l’iPhone, non hanno casa, non hanno lavoro e non credono più alla politica. A venti come a cinquant’anni e passa.

La seconda riflessione l’ha fatta Lucia Annunziata sul quotidiano online che dirige, L’Huffington Post. Lei sostiene che il premier continua a mantenere una evidente distanza dal malessere e dal dolore che vaga per l’Italia perché alla fine ne ha paura.

Non posso immaginare che un politico avvertito quale è lui, non veda lo sgranarsi della tela sociale. Credo che la veda molto bene e che la tema. Nel senso di pensare di non avere al momento sufficienti strumenti per affrontarla. Nel suo caso, strumenti di poteri e controllo dell’economia e dello stato che lo mettano in grado, appunto, di “cambiar volta” alla gestione del paese. Solo così si spiega l’ossessione con la legge elettorale, l’accelerazione sul discorso del Nazareno (…). Per questo la possibilità di elezioni – per quanto negata – rimane sullo sfondo ancora forse l’unico possibile approdo per Renzi (…) per riprendere in mano le redini del paese.

Personalmente credo che Lucia Annunziata abbia colto nel segno. Matteo Renzi teme il malessere sociale perché è consapevole del fatto che in questa fase le risposte che può dare non gli consentono di cambiare la situazione del Paese così come sarebbe necessario.

Tuttavia potrebbe non esserci il tempo di aspettare nuove elezioni. I recenti fatti di Tor Sapienza, le infiltrazioni della destra nelle proteste spontanee dei cittadini, l’intransigenza dei Cobas, dei centri sociali e dei vari movimenti antagonisti nelle manifestazioni di piazza, indicano che la tensione sociale non solo sta crescendo rapidamente, ma può essere strumentalizzata. Non basta. I disastri provocati dal maltempo, l’incapacità atavica di dare risposte al dissesto idrogeologico, lo stato drammatico degli edifici scolastici, l’abbandono dei territori sono altrettante micce accese sotto la stabilità e la coesione sociale.

Rimandare a tempi migliori gli interventi urgenti potrebbe non essere una scelta possibile.

Annunci