Ignazio Marino di fronte al bivio. L’ipotesi di mandare Roma al voto in primavera non è più un tabù

Ignazio Marino, arrivando ieri pomeriggio a Tor Sapienza ha detto:“Non sono qui per parlare con la stampa, ma con i cittadini”.

Dopo l’incontro sono arrivate le contestazioni a suon di urla e fischi.

Il sindaco di Roma le ha commentate così:

Io ho la volontà di metterci la faccia e la voglia di ascoltare chi sfoga il proprio disagio. Penso che esistano due tipi di politici, quelli che si fanno vedere solo per raccogliere voti e sfruttare il disagio sociale, oltre a organizzare il dissenso mentre passa il sindaco, e chi invece quel disagio lo vuole ascoltare per risolvere insieme ai suoi cittadini i problemi.

Credo che Ignazio Marino sia in buona fede. D’altra parte la presenza di soggetti, appartenenti a formazioni politiche di destra, che con la gente di Tor Sapienza non c’entrano un bel niente è stata ben visibile sin dall’inizio della protesta.

Tuttavia il sindaco Ignazio Marino sembra davvero inadeguato ad affrontare la complessità di problemi che stringono in una morsa la Capitale.

Intralciato dalle contraddizioni del Pd romano, ma anche dalla sua incapacità di costruire consenso, di condividere le scelte, ha finito per chiudersi in Campidoglio a recitare monologhi inutili e, spiace dirlo, demenziali. Metterci la faccia servirà a poco se alle parole non seguiranno i fatti.

Per governare Roma non basta essere una persona per bene.

Occorre la capacità di comprendere quali sono le priorità e, soprattutto, occorre saper tenere insieme le forze che possono contribuire ad innestare quel cambiamento di cui la Capitale ha urgente bisogno.

Il Pd, questa volta quello nazionale, gli ha lanciato un messaggio chiaro.

Occorre un atto di discontinuità. Occorre azzerare la giunta e provare a ripartire, altrimenti non resterà che andare alle urne.

Fino a qualche settimana fa l’idea del voto anticipato era considerata impraticabile, anche perché il premier non se la sentiva di sganciare le comunali nella Capitale dalle elezioni politiche. Ma le cose sono cambiate.

L’ipotesi di mandare Roma al voto in primavera, in coincidenza con le elezioni previste in alcune Regioni, non è più un tabù.

 

 

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