Il Patto e le Grandi Manovre

Solo due parole su di me. Sono stato iscritto al Pci. Dopo una parentesi senza tessera (o senza terra?), nel 1993 mi sono iscritto al Pds, di seguito ai Ds e quindi al Pd. Non sono renziano, così come nel passato prossimo non sono stato bersaniano o, in quello remoto, veltroniano o dalemiano. Le uniche correnti che mi interessano sono quelle di pensiero.

ilRagazzodiFirenze
Foto, pubblicata da @nomfup (al secolo Filippo Sensi), portavoce del presidente del Consiglio, sul suo profilo Instagram

Riconosco a Matteo Renzi l’audacia di aver intrapreso un percorso insidioso con l’intento dichiarato di riaffermare il primato della politica nella sfera pubblica. Con questo non voglio dire che sono disposto a considerare acriticamente le buone intenzioni del nostro presidente del consiglio, anche perché la strada per l’inferno è davvero lastricata di buone intenzioni e siamo ancora distanti dalla riaffermazione di quel primato tanto evocato quanto disatteso.

L’argomento del giorno è obbligato. Cosa sta accadendo all’interno del Pd e di Forza Italia? La risposta è semplice, addirittura banale. In entrambi i luoghi sono in atto grandi manovre in vista di una scadenza cruciale, ovvero l’elezione del Presidente della Repubblica. Non starò qui a spiegare perché la figura del Presidente della Repubblica è importante. Ricorderò solo che i nove anni di Giorgio Napolitano al Colle hanno influenzato la politica italiana in modo determinante.

Il problema vero, emerso fin dal primo incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, riguarda la legittimità del patto del Nazareno, ovvero la legittimità di una alleanza di governo non dichiarata, ma esistente nei fatti. Ieri senza il patto la maggioranza che sostiene Renzi al Senato non avrebbe avuto i numeri per approvare l’emendamento Esposito (già ribattezzato Espositum) che ha riscritto l’Italicum assegnando il premio di maggioranza (fino a 340 seggi) alla lista e non alla coalizione. Una rivoluzione copernicana rispetto al testo approvato alla Camera che, però, è passata grazie ad un accordo tra l’uomo che si è presentato come profeta del cambiamento e l’indefesso narratore di barzellette che ha tragicamente segnato la storia italiana dell’ultimo ventennio.

Non mi scandalizza l’alleanza politica con B. sulle riforme. La così detta politica dei due forni è stata utile a risolvere la debolezza del Governo in Senato, e va bene così.

La contraddizione è a monte. La volontà politica del Parlamento appare condizionata da quel che due soggetti concordano. Saranno anche portatori di consensi popolari, non lo metto in dubbio, ma restano individui. Qui ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sul leaderismo che continua a caratterizzare la storia del nostro Paese, sul decisionismo solitario e sui significati della democrazia rappresentativa, dove il potere di legiferare dovrebbe essere esercitato dai rappresentanti del popolo.

A difesa di Matteo Renzi va detto che, in mancanza di maggioranze omogenee nei due rami del Parlamento, la governabilità richiede scelte fantasiose per essere perseguita nel quotidiano. L’importante è non soffocare il potere legislativo, anche quando la geografia politica degli eletti si presenta frastagliata e densa di contraddizioni!

mal di pancia dell’opposizione interna al Pd sono pretestuosi. Le preferenze – negli anni in cui c’erano – hanno nascosto scambi vergognosi (voti per denari o favori) e clientele. Altro che partecipazione diretta dei cittadini! Se c’era una battaglia da fare in Parlamento questa avrebbe dovuto riguardare l’istituzione nella legge elettorale delle primarie di lista, anche perché le primarie che continua a fare il Pd, basate sul volontariato e sulla mancanza di controlli effettivi che solo le istituzioni possono garantire, hanno dimostrato di avere grandi limiti.

Per certi versi la fronda dentro Forza Italia è più coerente. Raffaele Fitto rappresenta quelli che non sono più disposti a sacrificarsi per gli interessi del capo supremo.

La domanda cruciale resta la stessa! L’elezione del Presidente della Repubblica sarà espressione del patto?

Io non lo credo! Matteo Renzi sa bene che le fibrillazioni, interne ed esterne al Pd, potrebbero ritorcersi contro di lui. Non penso solo ad una implosione del partito del premier e nemmeno al malessere dei grandi elettori che potrebbe coagularsi nel segreto dell’urna. La posta in gioco è ben più importante e segnerebbe in negativo quel primato della politica che il premier ha dichiarato di voler riaffermare.

Non so se il patto del Nazareno contenga davvero codicilli segreti e indicibili. Per quel poco che ho capito di Matteo Renzi lo ritengo improbabile. Il ragazzo di Firenze ha già dimostrato di non sopportare legacci e laccioli che ne ostacolino, o limitino, le possibilità di movimento. Anche per questo sono convinto che le prossime ore riserveranno sorprese!

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