Quel sabato alla Bicocca…

bicocca

Questa foto, pubblicata da @nomfup (al secolo Filippo Sensi, portavoce del presidente del Consiglio) sul suo profilo Instagram, racconta varie cose.

Racconta del salvataggio di una impresa sul punto di collassare, l’Expo 2015, che è stata salvata e messa nelle condizioni di funzionare. E non è poca cosa viste le premesse. La corruzione e la malversazione ne avevano minato le fondamenta, mettendone in forse la possibilità di riuscita. Se sarà un successo lo vedremo, tuttavia le premesse sono state gettate.

Racconta della speranza di restituire all’Italia (dopo oltre un ventennio) un ruolo di prima fila in Europa e nel mondo. Matteo Renzi è stato molto attento nell’uso delle parole (com’è nel suo stile) e si è guardato bene dall’affermare che siamo fuori dal tunnel della crisi. Tuttavia ha dispensato speranza (anche questo è nel suo stile).

Racconta di un format già sperimentato alla Leopolda, quello dei tavoli di lavoro. Un format che funziona e che dovrebbe essere utilizzato più spesso nelle convention di questo tipo perché annulla le distanze tra i relatori e il pubblico.

Racconta di un uomo solo sul palco. La forza, ma anche la debolezza, del presidente del Consiglio è tutta in questa immagine. Non avere intralci nel Governo (finalmente i ministri, anche quelli del Ncd, sembrano essere allineati) e nel Pd (l’opposizione interna continua ad inanellare un errore dietro l’altro e a dimostrare di non avere alcuna capacità di estendere il consenso), non avere avversari politici capaci di confrontarsi (il patto del Nazareno sembra agonizzare, B. è l’ombra di se stesso e Matteo Salvini fuori dalle valli non ha credibilità), hanno consentito a Matteo Renzi di avere campo libero. Tuttavia nella solitudine del leader si avverte il fallimento di un’idea di politica partecipata che non può e non deve essere archiviata.

Matteo Renzi continua ad essere in una situazione di vantaggio, soprattutto dopo quel capolavoro che è stata l’elezione del presidente della Repubblica. Gli anglosassoni la sintetizzano con l’espressione win – win. Se il Governo riesce ad andare avanti e a realizzare il suo programma lui vince; se per qualche ragione dovessero mancare i numeri al Senato e si tornasse al voto, lui avrebbe vinto lo stesso. Tuttavia per riportare la politica al centro, per ricostruire la voglia di partecipazione c’è bisogno di luoghi di condivisione e confronto, ovvero c’è bisogno di soggetti politici, di partiti.

Andare avanti da solo può essere una scelta transitoria (addirittura necessaria), ma se diventasse solo una scorciatoia, se i luoghi della politica venissero abbandonati come inutili orpelli, allora il fragile castello franerebbe al primo acquazzone.

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