Elezioni regionali: ecco come è andata

6 a 1 sarebbe stato meglio di 4 a 3? Certo! Anche se 5 a 2 è meglio di 4 a 3. Così come 10 a 2 è meglio di 6 a 6.

Trattandosi di politica poi non è solo una questione di numeri. I numeri, quelli assoluti, sono invece cruciali quando si sposta l’attenzione sull’aspetto più specifico delle elezioni, ovvero quello dei voti effettivamente espressi.

 

3 Così commenta l’Istituto Cattaneo 

Il Movimento 5 stelle (M5s) ha ridotto i propri consensi di circa il 60% rispetto all’exploit delle politiche del 2013, ma anche rispetto alle europee del 2014 (-40,4%), quando già avevano fatto registrare un cospicuo arretramento. In valore assoluto questa variazione si traduce in una contrazione di voti pari a (-1.956.613) rispetto alle politiche e -893.541 rispetto alle europee.

Istituto Cattaneo

Il commento dell’Istituto Cattaneo

Il Partito democratico (Pd), ha perso oltre tre milioni di voti rispetto al 2014, ossia alle elezioni più vicine nel tempo (-2.143.003), ma la riduzione è significativa anche rispetto al 2013 (-1.083.557). Questa diminuzione è anche attribuibile al calo generale del livello di partecipazione. I dati del 2015 vanno considerati in virtù di un livello di partecipazione che si è notevolmente contratto rispetto alle consultazioni precedenti.

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Ancora il commento dell’Istituto Cattaneo

La Lega Nord è l’unico grande partito che aumenta i propri consensi. Il partito guidato da Matteo Salvini ha ricevuto un numero di consensi pari a oltre il doppio di quelli delle elezioni politiche del 2013 (+109,4%) (+402.584). Similmente, se compariamo il dato del 2015 con quello delle europee del 2014 si evince una crescita in valori assoluti di quasi la metà (+50,0%) pari a oltre duecentomila unità (+256.803).

 

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Per l’Istituto Cattaneo:

Il risultato di Forza Italia alle regionali del 2015 segnala che la compagine guidata da Silvio Berlusconi ha complessivamente perso il 46,9% rispetto alle europee del 2014 e oltre i due terzi dei consensi avuti alle politiche del 2013 (-67,0%). In termini assoluti si tratta di valori eccezionali, posto che Forza Italia ha perso quasi 2 milioni di voti sul 2013 (-1.929.827) e quasi 1 milione rispetto al 2014 (-840.148).

I numeri sono spietati, ma vanno sempre interpretati. Le elezioni Regionali esprimono tendenze strettamente legate alla partecipazione dei cittadini al voto.

Se vogliamo capire qualcosa va tenuto presente che

l’astensionismo ha fatto diminuire i voti assoluti di tutte le forze politiche.

Unica eccezione la Lega Nord che però, prima della svolta qualunquista di Matteo Salvini era ridotta al lumicino. L’altra regola per interpretare il risultato del voto è che:

i dati delle elezioni politiche sono incomparabili con i dati delle elezioni amministrative.

Nel 2014 nella città di Bari lo stesso giorno e negli stessi seggi il PD prese il 17,6% alle Comunali e il 31% alle europee. A livello locale contano i soggetti candidati. I diversi esiti delle candidature di Vincenzo De Luca e di Raffaella Paita sono emblematiche. Il primo, ben radicato nel territorio e con un pacchetto di voti personali ragguardevole, ha vinto; la seconda, erede politica del governatore uscente, l’usurato Claudio Burlando, con scarso carisma e seguito elettorale,  per certi versi imposta “contro” un altro pezzo del PD, ha perso (nonostante il sostegno diretto e senza fraintendimenti di Matteo Renzi).

In Veneto non c’è stata partita perché i veneti ( ho avuto modo di parlare con alcuni di loro nei giorni precedenti il voto) hanno una buona opinione di Luca Zaia, al di là della Lega Nord. In ogni caso la candidatura di Alessandra Moretti era debolissima. Anche in Umbria la candidatura di Catiuscia Marini, nonostante sia riuscita a fare il bis, ha scontato evidenti problemi di leadership e di usura del potere.

 

 

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