L’immagine di un Sindaco

ignazio_marinoUna immagine mi ha colpito in questi ultimi giorni. E’ tratta da un video girato durante la riunione del consiglio comunale di Roma, quella dedicata alle surroghe dei cinque consiglieri arrestati nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale. Al termine dell’atto il sindaco Ignazio Marino ha applaudito, fatto il segno di vittoria con la mano e poi levato le braccia verso l’alto, come se stesse festeggiando qualche importante risultato.

Tutto sembra innaturale. E la gestualità del sindaco di Roma sarebbe davvero incomprensibile se non di raccontasse quanto avveniva nella piazza del Campidoglio mentre nell’aula Giulio Cesare si surrogava. Un centinaio di persone, di variegata provenienza, urlava “Dimettiti” e protestava di fronte alla decisione di Ignazio Marino di tenere la riunione a porte chiuse. Quindi si capisce che quel segno di vittoria, quel sorriso ostentato era una risposta ironica alle proteste.

Quello che pensa Ignazio Marino è facilmente intuibile. Tutto si ridurrebbe ad un problema di comunicazione. Il giorno prima al Nazareno aveva detto:

“LO VOGLIAMO DIRE CHE PRIMA C’ERANO I LADRI? LO VOGLIAMO DIRE CHE L’EX SINDACO È INDAGATO PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA”.

Dopo la surroga dei consiglieri arrestati aveva spiegato:

“MENTRE DAL PD NAZIONALE HO AVUTO UN GRANDE AIUTO, HO AVUTO UN OSTACOLO CHIARO DA UNA PARTE DEL PD ROMANO, QUELLA CHE NON SI RICONOSCE NELLE PERSONE PERBENE, MA IN QUELLI CHE IO CHIAMAVO IN MODO DISPREGIATIVO CAPIBASTONE. CON LA GIUNTA MARINO I CAPIBASTONE NON HANNO TOCCATO PALLA. NON LI HO MAI FREQUENTATI E LORO NON AMAVANO ME”.

La verità è che quella foto mostra un uomo che non è riuscito a stabilire con la città un rapporto di ascolto e di reciproca fiducia. Un uomo onesto, disorientato dagli eventi e incapace di comprendere cosa si aspettavano i romani della sua giunta. Credo sia sincero quando spiega con una certa ossessività che ha fatto pulizia, perché lui ci ha provato davvero. Purtroppo la città continua a non funzionare. I trasporti sono un incubo quotidiano, la raccolta dei rifiuti langue, le delibere migliori vengono annacquate, oppure restano al palo. Per non parlare poi dell’emergenza immigrati, del degrado dei campi Rom, delle discariche abusive, dei giardini pubblici incolti. Non basta recitare un rosario di buone intenzioni, occorre conoscenza della città, capacità di intervento e autorevolezza.

Ormai sembra certo l’affiancamento di Ignazio Marino con il prefetto Franco Gabrielli (o con qualcun altro che “collabori” con lui, come è accaduto a Milano per l’EXPO). Credo sia un atto di responsabilità. Per uscire dallo stallo, per gestire le emergenze, per organizzare il Giubileo c’è bisogno di mezzi e di capacità che il sindaco non può mettere in campo.

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