MORASSUT: UNA RIFORMA COSTITUZIONALE CHE METTA ROMA AL PASSO CON LE GRANDI CAPITALI EUROPEE

Una proposta di legge costituzionale per Roma presentata da Roberto Morassut, deputato del Pd.

Si sta ampliando la distanza che moltissimi italiani avvertono tra Matteo Renzi ed il Pd nei territori.

Roberto MorassutIl primo percepito concreto e fattivo, l’altro prigioniero di un groviglio di cordate, con una classe dirigente in parte non onesta, in parte non affidabile seppur magari onesta. Le eccezioni con tanti bravi amministratori ( Chiamparino, Rossi, Zingaretti e altri ) non danno la cifra prevalente della percezione del Pd. Questo vuol dire che urge una azione di ricostruzione della nostra classe dirigente diffusa, ispirata ad una selezione delle forze su criteri di onestá, competenza e affidabilità.

Sbaglierebbe Renzi a credere che basti l’anagrafe o la fedeltà a strutturare una buona classe dirigente in giro per l’Italia.

Questo è il problema principale che sta di fronte a tutto il Partito Democratico, al gruppo dirigente ed al segretario in questa fase della crisi italiana. Ed è un problema che non può essere risolto con alibi o parole d’ordine.

La formazione di una affidabile classe dirigente è frutto di un lavoro spesso oscuro ma concreto e oggettivo. Non abbiamo alternative rispetto a questo, altrimenti le nostre difficoltà nel rapporto con il Paese aumenteranno e ne pagherà – alla lunga – un prezzo anche la popolarità personale di Renzi.

A Roma – lo dico sinceramente perché ora serve la verità e non è più tempo di diplomatismi burocratici – la percezione che i romani hanno della Amministrazione comunale è di una giunta onesta ma non ancora del tutto e in tutti i suoi comparti affidabile e concreta nel governo della città.

L’onestà è un presupposto essenziale ma non sufficiente.

Non è un problema solo di Marino ma dell’intero movimento democratico romano ( amministratori, iscritti, partito ). Serve ritrovare il filo della politica attraverso una discussione aperta e libera sulle cose. Ed arrivare ad un patto esplicito con i romani che, a partire dalla chiara esposizione delle difficoltà, prenda pochi ma essenziali impegni e li persegua con costanza e trasparenza:

“Cari romani possiamo fare quattro cose in questo difficile momento e queste ci impegniamo a farle per bene”.

Il Comune così come lo abbiamo conosciuto non ha più – nemmeno se a dirigerlo fossero i migliori in assoluto – la capacità di essere uno strumento di efficace governo per una grande metropoli come Roma.

Occorre una grande riforma costituzionale che dia a Roma i poteri, le risorse e le prerogative di rango almeno regionale, che la mettano al passo con le grandi capitali europee.

Sul modello di Berlino. Una riforma che conduca non ad una Legge speciale per Roma – facilmente destinata ad essere invisa ad altri territori italiani come l’esperienza ci insegna – ma che abbia un carattere nazionale e che risolva la nuova “questione romana” nel quadro della “questione italiana” della riforma del regionalismo. Ridurre le regioni, accorpandole e dimezzandone il numero e in quel contesto dare a Roma metropoli un rango regionale.

Per questo ho presentato una proposta di legge costituzionale alla Camera dei deputati.

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