The West Wing: “Sbarco imminente”, la recensione del pilot

Ho rivisto il primo episodio di The West Wing 16 anni dopo la messa in onda negli Stati Uniti e ho preso qualche appunto. Nonostante gli anni trascorsi, la serie ha mantenuto inalterato il fascino che ne aveva decretato il successo. Ma c’è molto di più.

The West Wing è andata in onda dal 1999 al 2006 sul canale televisivo NBC. In Italia Rete 4 ha trasmesso in chiaro le prime quattro stagioni a partire da l’11 luglio 2002. Nel 2009, dopo una sospensione la rete ha completato la programmazione della quinta, sesta e settima stagione in un orario praticamente impossibile, ovvero  alle 6.00 del mattino. Nel frattempo Fox aveva trasmesso in esclusiva la quinta stagione in prima serata dal 30 settembre 2007. A partire dal 28 maggio 2012 il canale Arturo ha ritrasmesso la serie dalla prima stagione. Ideata da Aaron Sorkin e ambientata nell’Ala Ovest della Casa Bianca, The West Wing appunto, la serie racconta la vita quotidiana, pubblica e privata, del Presidente democratico Josiah “Jed” Bartlet e del suo staff.  Non solo House of Cards verrebbe da dire, col senno del poi, per presentare la serie al pubblico che non l’ha vista. In realtà i punti di contatto tra The West Wing e House of Cards sono quasi del tutto inesistenti, a partire dal profilo professionale dei due attori che interpretano il Presidente, passando per la scrittura e finendo con l’oggetto della narrazione. The West Wing segue un collettivo di protagonisti, House of Cards gira attorno ad un unico personaggio, incarnazione del potere cinico e spregiudicato. La scrittura di Aaron Sorkin è brillante e carica di ironia, quella di Beau Willimon è fondamentalmente drammatica.

Sam Seaborn (Rob Lowe), vice direttore delle comunicazioni dello Staff presidenziale, si trova in un bar di Capitol City, insieme ad un giornalista del Washington Post. Stanno discutendo del destino di Josh Lyman  (Bradley Whitford), vice capo dello Staff della Casa Bianca. Josh, durante un dibattito televisivo Mary Marsh, rappresentante della Destra cristiana, si è lasciato sfuggire una battuta sarcastica e ha messo in difficoltà l’amministrazione guidata dal Presidente democratico Jed Bartlet (Martin Sheen). Ora rischia il posto. Sam non conferma, né smentisce l’imminente licenziamento di Josh. Nel mentre i due parlano il vice direttore delle comunicazioni gli sguardi insistenti di una donna elegante, seduta da sola. Sam e Laurie, questo il nome della sconosciuta del bar, si risveglieranno insieme a casa di lei. Un messaggio giunto sul cerca persone di Sam annuncia che Ipsu è caduto dalla bicicletta e il giovane vice direttore deve lasciare Laurie e raggiungere la Casa Bianca. Nella fretta avviene un involontario scambio di cerca persone. Sam esce con quello della donna appena conosciuta e a Laurie resta quello di lui.

La vita nella West Wing della Casa Bianca si “risveglia” presto. Leo McGarry (John Spencer), capo dello staff del Presidente, discute con Josh Lyman una questione che potrebbe causare problemi imminenti. Josh ha dormito vestito, seduto alla sua scrivania. È preoccupato per le conseguenze della battuta televisiva, ma informa con lucidità Leo su quanto sta accadendo. Un migliaio di cubani sta tentando di raggiungere Miami su imbarcazioni improvvisate. La scelta sull’approccio da adottare si annuncia complicata. L’accoglienza alienerebbe all’amministrazione del presidente Bartlet l’elettorato della Florida.

Toby Ziegler (Richard Schiff) architetta una strategia per salvare l’amico Josh dal rischio del licenziamento, tentando, ovviamente, di non compromettere i rapporti tra il Presidente e le organizzazioni della Destra cristiana. Attraverso la mediazione del Reverendo Al Caldwell organizza un incontro tra le parti alla Casa Bianca. Josh Lyman si scuserà con Mary Marsh e nel discorso domenicale del Presidente finirà un qualche accenno ai temi cari alla Destra cristiana.

Intanto la giornata di Sam Seaborn si complica. Dopo essersi accorto dello scambio di cerca persone, capisce che Laurie non è solo una studentessa di giurisprudenza, ma anche una squillo, inoltre, dopo essere stato costretto a parlare della storia della Casa Bianca ad un classe elementare che ha ottenuto di visitare l’edificio più importante di Washington, fa una pessima figura per la sua impreparazione con l’accompagnatrice, Mallory O’Brien, figlia del suo capo, Leo McGarry.

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L’incontro tra Josh Lyman, Toby Ziegler e la Destra Cristiana alla Casa Bianca si rivela un fallimento. Mary Marsh resta indifferente alle scuse di Josh, offende lui e Toby con un chiaro riferimento alle origini ebraiche di entrambi i membri dello Staff, e pretende un “risarcimento” pesante dal Presidente, una chiara presa di posizione sulle questioni che stanno a cuore al movimento. La crisi verrà risolta dallo zoppicante Bartlet, reduce da un incidente con la bicicletta (ricordate il messaggio Ipsu è caduto dalla bicicletta, Ipsu è Il Presidente degli Stati Uniti). Bartlet respinge le richieste della  Marsh e intima al reverendo Caldwell di condannare pubblicamente una delle organizzazioni cristiane più estremiste, gli Agnelli di Dio. Dopo un’intervista della sua nipotina dodicenne Annie ad una rivista per teenager, i sedicenti “agnelli” le hanno recapitato una bambola con un coltello piantato in gola.

Il viaggio dei mille cubani verso Miami viene interrotto da una tempesta improvvisa. Trecento finiscono dispersi in mare, la maggior parte torna indietro e solo duecento raggiungono le coste americane e chiedono asilo politico. Il Presidente riflette sull’evento e prende la sua decisione.

L’episodio scorre piacevolmente. I momenti di tensione vengono stemperati dall’ironia e da un certo numero di battute sagaci, tipiche della commedia americana, capaci di carpire un sorriso senza nulla togliere alla densità della vicenda. L’inattesa entrata in scena di Josiah Jed Bartlet, un pezzo che evoca i colpi di scena della commedia dell’arte italiana, esalta le capacità recitative di Martin Sheen, capace di passare dalla maschera leggera e scherzosa, a quella dura, addirittura drammatica. Le tematiche politiche affrontate (gli immigrati e il rapporto dei Democratici con la Destra cristiana), l’intreccio di relazioni personali, accanto a quelle professionali, la complessa leggerezza dell’andamento complessivo, rendono il pilot un piccolo capolavoro nel suo genere.

Ho cercato di inserire nella recensione un contenuto limitato di spoiler, limitandomi a descrivere le storyline principali, senza raccontare più del dovuto come si evolvono, perché ritengo che The West Wing vada vista e, se possibile anche rivista.

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