crocetta

Il silenzio di Crocetta

La Borsellino va fermata, fatta fuori. Come suo padre.

La frase l’avrebbe – il condizionale è d’obbligo – pronunciata Matteo Tutino, chirurgo di fiducia di Rosario Crocetta. Cosa significhi “di fiducia” risulta poco comprensibile a chi non conosce le cose siciliane. Di certo l’amicizia tra i due qualche riflessione la apre visto che il chirurgo è stato arrestato per una truffa ai danni del sistema sanitario regionale amministrato, almeno fino a due settimane fa, proprio da Lucia Borsellino.

Ognuno è libero di scegliersi gli amici che vuole, ma il presidente di una regione qualche attenzione su chi frequenta dovrebbe porsela.

Andiamo avanti. Dopo l’anticipazione de l’Espresso, Rosario Crocetta cade dalle nuvole:

Non l’ho sentita quella frase, forse una zona d’ombra, forse è caduta la linea… sono sconvolto.

Passano le ore e l’impressione che ci sia qualcosa di poco chiaro diventa sempre più forte. Alle 13.30 di giovedì 16 luglio il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci annuncia:

Abbiamo incaricato i Nas di controllare ogni registrazione, ogni brogliaccio, ogni trascrizione e posso dire che a tutt’ora  non è saltato fuori nulla. Per questo posso dire che allo stato una conversazione di quel tenore tra il presidente Crocetta e il medico Matteo Tutino non risulta agli atti.

L’Espresso alle 15 replica:

La conversazione intercettata risale al 2013 e fa parte dei fascicoli secretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo.

Qualche ora dopo viene fuori che l’autore dell’articolo pubblicato da l’Espresso è stato coordinatore dell’ufficio stampa della Regione quando a guidarla c’era Raffaele Lombardo. Apriti cielo! Si scatena una bagarre incredibile. Vendetta trasversale. Metodo Crocetta. E chi più ne ha, più ne metta.

In realtà la questione è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Se la “fonte” di Piero Messina è attendibile, se davvero quella frase è stata pronunciata, allora Rosario Crocetta ha un problema serio. Conta poco se l’ha ascoltata restando in silenzio, se non l’ha sentita proprio perché è caduta la linea. Sarebbe comunque colpevole di aver intrattenuto rapporti con un individuo capace di pronunciare una frase infame e dovrebbe dimettersi. Se, invece, la “fonte” dovesse dimostrarsi non attendibile, quindi la frase non pronunciata, allora ci troveremmo di fronte al tentativo di liquidare Crocetta e la sua traballante giunta con una spallata improvvisa.

Di certo i trentasei o trentasette assessori (francamente ho perso il conto) cambiati in meno di tre anni, gli otto miliardi di debiti, i viadotti che crollano, la malasanità che uccide forniscono un quadro quantomeno inquietante della situazione politica a Palazzo dei Normanni. La vicenda ha dimostrato la fragilità estrema del governatore della Sicilia, ma anche la distanza assoluta tra il Pd e Crocetta. Una distanza che si riverbera come un’ombra inquietante sul rapporto tra il centro e la periferia del partito, ormai ovunque in Italia.

Annunci