Chiesa e denaro. Lectio di George Pell al Meeting di Rimini

L’altro ieri (21 agosto) Francesco è andato a messa come un fedele qualsiasi in San Pietro e la foto, scattata dal vaticanista Gianluca Barile, è rimbalzata per il web. La personale devozione del Papa nei confronti di Pio X, la messa era dedicata a lui, ha contribuito alla decisione del pontefice, ma non è la sola motivazione.
“L’impegno di papa Francesco per una vita semplice è uno dei motivi della sua popolarità”. L’ha ricordato ieri (22 agosto) il cardinale George Pell nella sua lectio magistralis tenuta al Meeting di Rimini 2015.

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Il cardinale George Pell ha tenuto una lectio al Meeting di Rimini su Chiesa e denaro

Il cardinal George Pell, primo prefetto della Segreteria pontificia, ovvero il ministro dell’economia del Vaticano, ha affrontato il complesso tema del rapporto fra denaro e Chiesa. Una questione delicata viste le vicende dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, guidata dal 1971 al 1989 daPaul Casimir Marcinkus e gli altri scandali che hanno coinvolto più recentemente le istituzioni finanziarie vaticane. C’è bisogno di rimettere tutto in ordine, ha spiegato Pell, altrimenti “la prossima ondata di attacchi contro la Chiesa potrebbe essere generata da irregolarità finanziarie”.

“Gesù capiva il potere devastante del denaro e per questo ammoniva che non si possono servire due padroni. Ma nelle sue parabole loda l’amministratore infedele che si procura amici con la disonesta ricchezza e maltratta il servo che non ha investito presso i banchieri il talento che gli aveva lasciato il suo padrone”.

“Il cristianesimo non è manicheismo perché la carne ha il suo valore”. Insomma il denaro può rendere avidi, aprire la porta alla brama di possederne ma, al contempo, aiuta chi vuole fare il bene. Il Vangelo condanna il ricco Epulone, che si fa beffe di Lazzaro, ma non il buon samaritano che impiega bene i suoi soldi.

“La ricchezza non facilita la conversione – ha spiegato Pell – ricordiamo il giovane ricco e la cruna dell’ago inaccessibile al cammello ma, come diceva Margareth Thatcher, il buon samaritano non avrebbe potuto soccorrere il poveraccio malmenato dai briganti se non avesse avuto il denaro necessario a pagargli le cure e l’alloggio in albergo”.

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George Pell al Meeting di Rimini 2015, dalla pagina Flickr del Meeting

Le risorse materiali della Chiesa, però, vanno amministrate bene, investendole in opere di carità e solidarietà, tenendo presente che la carità è altra cosa dalla filantropia.

“Sbaglia chi non si cura degli aspetti economici e non da un giudizio di fede sull’uso del denaro, portando a giustificazione di questo comportamento il fatto di non essere esperto di certe faccende, perché ci saranno altri, malintenzionati, pronti ad occuparsene”. L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale del controllo “perché altri non abbiano a trarre ingiusti benefici dal patrimonio della Chiesa”. Il cardinale ha portato l’esempio di immobili dati in locazione a prezzi stracciati a qualche amico e citato il miliardo e 200 milioni di euro che non comparivano nei bilanci ufficiali del Vaticano.

“Dobbiamo mettere ordine nelle nostre attività economiche – ha proseguito George Pell – e rendere conto di tutto, in maniera trasparente. Dobbiamo anche trattare bene il denaro: iniziando il conclave i cardinali hanno insistito che è necessario pulire la casa e fare trasparenza”. “Per questo – ha elencato il cardinale – abbiamo costituito un consiglio per l’economia con laici di alto livello professionale e cardinali, istituito un revisore generale laico che può entrare in tutti i nostri sistemi e verificare la correttezza dei conti, messo in piedi un’agenzia contro il riciclaggio, redatto un bilancio di tutto il denaro e di tutte le proprietà della Chiesa”.

Il cardinale ha poi raccontato che una principessa gli ha descritto la Chiesa come una nobildonna in decadenza, preda perciò di mascalzoni e profittatori. “Con papa Francesco – ha affermato – stiamo lavorando perché questa immagine cambi e grazie a lui stiamo andando avanti. Senza il suo appoggio una vera riforma non sarebbe possibile”.

“Ricordatevi, però – ha concluso George Pell – che è più semplice amministrare le finanze del Vaticano che provocare una conversione”.

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