Massimo D’Alema, il berlusconismo e l’antiberlusconismo

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Massimo D’Alema al festival Nazionale dell’Unità di Milano

Avevo ascoltato Massimo D’Alema alla Festa dell’Unità di Roma. Un piccolo palco un po’ defilato dai troppi ristoranti e dagli stand semi deserti, tirato su alla meno peggio in uno slargo di terra battuta e alberelli impiantati da poco. Tanta polvere nell’aria, un po’ in contraddizione con il tema della festa che recitava: C’è un grande prato verde. Quella sera, era il 22 luglio, Massimo D’Alema era in grande forma e ha riscaldato la platea con i suoi appunti sempre tagliati e taglienti. I ragionamenti che aveva fatto là, li ha ripetuti ieri a Milano.

Non dico che bisogna sempre ispirarsi al passato ma nemmeno sputarci sopra per far finta di essere grandi, una via di mezzo, ecco (…) Mi fa piacere apprendere da Paolo Gentiloni che gli ultimi 20 anni non sono stati un annullarsi reciproco tra berlusconismo e antiberlusconismo. Ma che l’Ulivo è ancora un riferimento. Bisognerebbe trovare una via di mezzo, fare come diceva Croce, distinguere nel passato ciò che è vivo da ciò che è morto. Si scoprirebbe che del nostro vituperato centrosinistra ci sono alcune cose che si potrebbero utilmente riscoprire come riferimento… Berlusconi lo abbiamo combattuto e non abbiamo perso tempo, alcune politiche dell’Ulivo sono ancora dei punti di riferimento come la missione in Albania o quella in Kosovo che ha messo fine alle guerre civili nei Balcani. L’Italia ha guidato la missione di pace in Libano…

Andrebbe precisato che il berlusconismo e l’antiberlusconismo sono stati il riflesso di uno scontro politico, culturale ed etico, tutto interno alla società civile italiana. Pensate ai tanti imprenditori che hanno fatto affari grazie alle loro relazioni con la politica piuttosto che per la competitività dei loro servizi, o prodotti; pensate alle allegre consorterie di affaristi che si presentavano a palazzo Grazioli con stuoli di ragazze disponibili; pensate allo smisurato giro di corruzioni, concussioni, dazioni, mai combattuto, anzi incoraggiato; pensate alle parentopoli, alle affittopoli; pensate ai tanti figli, cugini, cognati, fidanzati, amanti assunti nelle municipalizzate, nei comuni, nelle provincie, nelle regioni in virtù di vincoli parentali e non delle capacità personali; pensate ai rimborsi per la benzina, per l’aspirina, per la gelatina, per le Mont Blanc, per lo champagne, per calze e calzini, per le feste in costume, per le vacanze al mare, o in montagna, per le presunte missioni all’estero, elargiti dalle casse delle regioni. Combattere tutto questo era necessario, anche se è stato fatto nel modo sbagliato. Il frontismo, alla fine dei conti, non ha pagato se è vero, come è vero che il Pd si è ridotto al 25,43%. Era necessario battere il berlusconismo sul campo, raccogliendo consensi nella società italiana su un progetto di cambiamento del Paese condiviso. Sappiamo come è andata. Alla fine Mister B è stato fermato dall’Europa, dalle inchieste della magistratura e, soprattutto, dai suoi stessi errori.

Si dirà, ma la maggioranza degli italiani sembrava stregata dall’abile venditore di sogni, come avremmo potuto interrompere la luna di miele? Proprio qui sta il punto, e la critica alla sinistra storica. Si sarebbe dovuto capire molto prima di quanto è accaduto come stava cambiando la società italiana e agire di conseguenza, tentando di intercettare il dissenso, ma anche gli smarrimenti, le esasperazioni e le paure. Invece si è continuato con le alchimie studiate a tavolino, si è continuato a tentare sommatorie improponibili di partitini. Così è accaduto che anche le vittorie sono diventate sconfitte e, quindi, si è perso tempo.

Dal 40% delle europee nei sondaggi ora siamo al 30%, abbiamo perso per strada oltre due milioni di voti. Ci sarà una ragione? (…) Quali sono allora le prospettive? O allearsi con i conservatori per fare diga al populismo, e difendere lo status quo, oppure ricostruire un nuovo centrosinistra, come sta cercando di fare il Psoe alleandosi in alcune grandi città con Podemos. In Grecia i socialisti, alleati dei conservatori, sono finiti al 5% e dunque hanno risolto il problema. Il Pd che farà davanti a questo bivio? (…) L’alleanza con Alfano, Casini, Cicchitto e Verdini è una possibilità. Non è un paradosso, anzi è l’attuale maggioranza di governo (…). Quello con i conservatori, però, rischia di essere un abbraccio mortale (…). L’altra possibilità è ricostruire il centrosinistra, cercando di assorbire, come sta accadendo in Spagna, anche le componenti più radicali.

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Massimo D’Alema al festival Nazionale dell’Unità di Milano

L’analisi di Massimo D’Alema sembra ineccepibile. Chi, nel popolo della sinistra, preferirebbe avere come alleato Alfano, invece di Landini? Per non dire Verdini al posto di Vendola. Nessuno credo. Il problema però è che siamo nella sfera delle alchimie, e se la storia ci ha insegnato qualcosa allora dovremmo sapere che con le alchimie si perdono le elezioni. La società italiana è cambiata e sta continuando a farlo. Le pressioni economiche imposte dall’Europa, i flussi migratori in aumento esponenziale, l’estendersi del potere delle mafie, la sopravvivenza di mille burocrazie, l’influenza nefasta delle corporazioni, l’ormai atavica mancanza di lavoro (e nuovi lavori) genereranno ulteriori paure, sottrarranno opportunità e creeranno zone oscure nel tessuto della società e nuove forme di disorientamento. Occorre un soggetto inclusivo, capace di intercettare l’atipicità, le tante diversità e sensibilità, capace di tenere insieme pulsioni e visioni diverse, anche “molto” diverse. Questo “soggetto” che – sia detto per inciso – non può essere il Pd così come è oggi, non può nemmeno nascere mettendo insieme qualche partitino, o movimentino, perché ci ritroveremmo di fronte ad un ibrido informe e ad un risultato elettorale deludente rispetto alle previsioni fatte a tavolino.

La presenza in Italia di movimenti come la Lega Nord di Matteo Salvini e il M5s di Grillo, Casaleggio & associati, rendono difficile, per non dire impossibile, la fortuna politica di strutture simili a Syriza, o Podemos. Manca in Italia lo spazio per aggregazioni dal basso a sinistra. Contare su una improbabile alleanza tra il Pd e soggetti politici non ancora identificati  per la ricostruzione del centrosinistra appare una prospettiva priva di senso.  Sorprende piuttosto il fatto che Massimo D’Alema non se ne rende conto. A meno che tutto il ragionamento non sia solo un pretesto per segnare ulteriore distanza da Matteo Renzi.

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