“Io non ho invitato il sindaco Marino”

papa francesco

La frase pronunciata da Papa Francesco a proposito di Ignazio Marino mi ha colpito per l’insolita acredine. Le pur tante polemiche sollevate dalla decisione del sindaco di andare a Philadelphia, in coincidenza della visita del Papa, non bastano a giustificare i toni usati dal pontefice.

Per capire meglio cosa è accaduto occorre fare un passo indietro e andare a leggersi un articolo pubblicato sul The Philadelphia Inquirer a giugno scorso titolato: “Security for Pope Francis: Mayor of Rome promises to help Philadelphia”.

Si legge tra l’altro: “Marino, elected in 2013, calls Philadelphia his second home. Before returning to Italy, he worked as a transplant surgeon from 2003-2006 at Thomas Jefferson University Hospital, where he gave a commencement speech this year. He said Philadelphia’s plans were in good shape for the visit, which he will also attend. “We will provide them with a book of things we prepared, and we are entirely at the disposal of Philadelphia to help,” he said. “I’ve seen they’ve done, already, everything”. Quindi il sindaco della città americana, Michael Nutter, aveva realmente chiesto al suo collega di Roma di aiutare la città in occasione della visita del Papa. E Ignazio Marino ha sempre detto di essere stato invitato dal sindaco di Philadelphia, e non dal Papa, né, tanto meno, dagli organizzatori dell’evento.

Ma questo aspetto della questione è passato in Italia in secondo piano, anzi è stato proprio dimenticato. La domanda posta al pontefice il 28 settembre 2015, durante la conferenza stampa di Francesco al ritorno dal suo viaggio a Cuba e negli Stati Uniti, suonava così: “Ignazio Marino, il sindaco di Roma, città del Giubileo, ha detto di essere venuto all’incontro delle famiglie di Philadelphia perché invitato da lei. È vero?“. Disinformazione o cattiva fede da parte del giornalista? Vallo a sapere. Ad ogni modo Francesco avrebbe potuto limitarsi a smentire, a rispondere “Non è vero!”, ma ha voluto andare oltre, dimostrando di essere infastidito.

La difesa di Ignazio Marino arriva con un breve video pubblicato su Facebook: “In treno verso l’aeroporto dopo l’ultimo incontro con potenziali investitori per Roma. Sto leggendo tutti gli articoli pubblicati in queste ore: sono stufo di certa stampa che cerca e alimenta polemiche che non fanno altro che danneggiare la nostra città”.

A rendere le polemiche sul viaggio americano ancora più infuocate ci ha pensato La Zanzara. Un finto Matteo Renzi telefona a monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, che racconta, a proposito della presenza del sindaco di Roma all’incontro mondiale delle famiglie con Papa Francesco a Philadelphia: “il Papa era imbestialito” (l’audio della telefonata dal min. 7:08).

Il capogruppo del M5S in Campidoglio Daniele Frongia non si è lasciato scappare l’occasione di buttarla in caciara: “Nell’ambito della nostra azione di trasparenza sulle spese del Comune(…) estenderemo la richiesta di accesso agli atti anche per le spese del sindaco Marino in questo ultimo viaggio (…). Cercheremo di capire chi ha pagato per questa missione. Nei giorni scorsi avevamo nuovamente sollecitato gli uffici del Comune a fornirci i dettagli delle spese del sindaco fatte con la carta di credito comunale. Per ora ancora non abbiamo ancora avuto risposte”.

In verità la risposta c’era stata ed anche abbastanza articolata e precisa:

Né il sindaco, né nessun altro dell’amministrazione di Roma Capitale, ha mai detto di essere stato invitato da Papa Francesco – si legge in una nota del gabinetto del sindaco – agli eventi conclusivi dell’Eight World Meeting of Families. Il viaggio a Philadelphia del sindaco di Roma nasce da una serie di incontri avuti con le autorità del Comune americano: a giugno il sindaco Michael Nutter e l’arcivescovo Charles Chaput, insieme a una folta delegazione della città, hanno incontrato Ignazio Marino in Campidoglio proprio in preparazione del viaggio papale e per formulargli l’invito ufficiale. In vista dell’appuntamento dedicato alle famiglie, il sindaco aveva anche incontrato monsignor Vincenzo Paglia con il quale aveva anche discusso della sua presenza all’evento di Philadelphia (…) Il tutto nasce quindi da una domanda sbagliata nei presupposti e forse posta con l’intenzione di suscitare polemica”.

Probabilmente c’è qualcosa di più di una domanda, forse, intenzionalmente sbagliata. Ignazio Marino, per quanto attiene la comunicazione, è totalmente negato. Talvolta appare supponente, altre volte si lascia andare a battute fuori luogo e in talune circostanze sbaglia clamorosamente i tempi (penso ai passaggi televisivi). Insomma più che un marziano sembra un birillo per quanto è imbalsamato e i birilli, si sa, sono un obiettivo troppo ghiotto per chi con la comunicazione si trova, invece, a suo agio. Tutto questo è noto ed è una parte del problema. Poi c’è la sua voglia di riscatto mal gestita che lo porta a scelte discutibili. Era proprio necessario andare a Philadelphia? Non bastava inviare in aiuto del sindaco Michael Nutter un funzionario capace di dare utili consigli? No, lui, seppure in buonafede, ha voluto strafare convinto di ricevere plausi invece che schiaffoni. Il problema vero però è un altro. Ignazio Marino è un uomo solo, politicamente solo. Attaccarlo non comporta troppe controindicazioni e sta diventando lo sport preferito di ex sindaci di Roma, di aspiranti sindaci in cerca di visibilità, di giornalisti a caccia di scoop.

Addirittura Gianni Alemanno, tuttora indagato per il reato previsto dal 416 bis, ovvero concorso esterno in associazione mafiosa, ha trovato l’ispirazione per un tweet.

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Ignazio Marino non ha molti amici. Oltre Tevere poi non ne ha proprio. Non ha particolari rapporti con la Curia, né con il Vicariato. Figuratevi se può stare simpatico alle gerarchie ecclesiastiche un sindaco che riconosce, a Roma, le unioni gay. Chissà come è stata presentata al Papa la sua trasferta a Philadelphia? Poiché Francesco non ha il tempo per seguire le vicende capitoline si sarà, di certo, affidato alle informazioni e ai commenti dei suoi collaboratori. Che gli avranno detto? Un sindaco in cerca di riscatto sulle orme del Pontefice. Un sindaco che approfitta di un viaggio pastorale per risollevare la sua malandata immagine. Se è andata così certo che il Papa era contrariato.

 

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