Beppe Grillo ha parlato

movimento

La due giorni di Imola del M5s ha avuto il suo culmine ieri nel duetto Grillo Casaleggio. Tralascio un po’ di cose e vado subito al clou della serata: l’intervento di Beppe Grillo.

Il proposito: “Il mio sogno è togliere il mio nome dal logo”. Applausi. Grida: “Bene!”, “Bravo!”, “Bis!”
Battuta da comico: “Però qualcosa dovrò pur guadagnarla, eh”. Altri applausi. Altre grida.
Gran finale: “Quando non ci amerete più, perché lo so come queste cose vanno a finire, io e Casaleggio spariremo in ventiquattro ore lasciando Di Maio e Di Battista a sbrigarsela”. Tripudio.

Sensazioni. In certi momenti sembra un padre (molto attaccato alle cose della vita) che dice: “Figli miei, tutto questo sarà vostro, prima o poi”. Come a dire: Cari ragazzi, fate i bravi, non rompeteci i cabasisi e quando lo decideremo avrete la vostra parte. Solo in Italia una “non notizia” (il comico e il guru stanno ancora là e ci resteranno per un tempo indefinito), viene commentata come se lo fosse. Il momento finale appare una riduzione televisiva dell’Ultima Cena, con tanto di annuncio del tradimento, di incarico ai discepoli di predicare la buona novella e promessa di salvezza per tutti se si pentiranno, ad eccezione di Renzi e pochi altri per i quali l’inferno è inevitabile. Ma che è ‘sta roba? Viene da chiedersi. È la politica al tempo dei grilli e dei guru. Anzi del guru!

Tutto sembra surreale. Avete presente la sensazione di risvegliarsi e di non capire più dove ci si trova? È esattamente quello che si prova girando per gli stand. Ma più che in un’altra dimensione sembra di essere scivolati in un incubo. Nello stand del movimento lombardo c’è un cartello che sembra partorito dalla penna di Philip K. ***: “Selezione per assessore al comune di Varese. Potresti essere tu”. Avanti partecipa all’estrazione. Oltrepassa la dimensione della realtà sensibile uno striscione redatto dai grillini di Assago: “L’ottavo giorno Beppe creò il movimento”. Oltrepassa il senso del reale anche un comunicato degli organizzatori: “Siamo in 200mila”. E come un’eco la notizia infiamma gli animi e suscita ovazioni. Secondo la polizia ad Imola non sono più di 20mila (per la stragrande maggioranza emiliani e romagnoli, tanto che sembra di stare ad una Festa dell’Unità del secolo scorso), ma la notizia fa banco solo tra gli addetti ai lavori. Il popolo grillino se ne frega delle precisazioni: tutta propaganda renziana (in altri tempi si sarebbe detto: propaganda imperialista). Nei discorsi torna il tema del finanziamento ai partiti che il movimento non prende. E loro ci credono anche. Qualcuno dovrebbe spiegargli che il finanziamento ai partiti il movimento non può prenderlo perché non ha uno statuto. Vabbé, ma loro hanno il regolamento interno (scritto da chi?) e sono contenti così.

Il guru ha parlato. Il guru ha capito che per avere nel Paese (io lo scrivo sempre con la maiuscola) il consenso necessario a governare, non basta quello che il M5s potrebbe prendere se “domani” si andasse a votare. Per vincere occorre arraffare i voti (almeno una parte) di quell’elettorato vagante che, nel tempo, ha votato Berlusconi, quindi Prodi, poi ancora Berlusconi e, infine, ha smesso proprio di votare. Il pieno di voti a sinistra e a destra il M5s l’ha fatto alle politiche e ora deve cercare di sfondare al centro. Insomma, per vincere, c’è bisogno del popolo bue, quelli che decidono chi votare all’ultimo momento, senza sapere davvero cosa stanno facendo, semplicemente pensando: “Proviamo anche questi e vediamo che succede”. Il guru sa che per conquistare il voto delle moltitudini prima vaganti, oggi deluse, occorrono poche cose: qualche slogan ben congegnato (ricordate: meno tasse per tutti? Serve qualcosa del genere…), un po’ di facce giuste (non tante però, altrimenti il popolo si confonde) e una storyline di successo (tipo: con noi trionferà l’onestà e la giustizia, oppure: noi siamo i disadattati che governeranno l’Italia e, poi, il mondo) ben recitata da Grillo. I programmi non servono, tanto non li legge nessuno. Il guru ha parlato (recitando slogan sottovoce).

Per governare. Per governare bene il Paese occorre rappresentare un progetto di futuro condiviso, non basta prendere voti a destra, a manca, o al centro. Per cambiare l’Italia occorre conoscerne a fondo la complessa realtà sociale, non bastano i “riassunti” preparati dagli associati del guru. Occorre studiare e capire, occorre saper prendere le decisioni giuste e quelle opportune, non bastano gli slogan, altrimenti si corre il rischio di andare tutti a sbattere contro un muro.

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