Che fretta c’era?

matteo orfini

“A Roma non ci sono le condizioni per andare avanti”.

L’ha detto Matteo Orfini dopo l’incontro con i consiglieri comunali di Roma, e la dichiarazione è parsa una risposta a quanto affermato da Ignazio Marino nel corso della conferenza stampa di ieri nella quale il sindaco ha spiegato che sta riflettendo sull’opportunità di confermare o meno le sue dimissioni entro i venti giorni previsti dalla legge.

Che fretta c’era di dichiarare da parte di Orfini? La posizione del Pd sulle dimissioni di Marino è chiara. Anzi talmente chiara da essere divenuta oggetto di polemica da parte di chi è convinto di trarre vantaggi politici rilevanti dal ritorno alle urne dei romani. Perché alimentare la polemica?

Sull’atteggiamento del sindaco di Roma tanto è stato scritto. Personalmente ritengo che ci abbia messo del suo per ritrovarsi da solo, e non penso certo alla questione degli “scontrini” che si sgonfierà presto, che è stata strumentalizzata dagli avversari, ma alle sue scelte personali e politiche. Penso alla questione delle priorità, ovvero al suo aver calato su Roma interventi (anche importanti) ignorando totalmente le urgenze dei territori, le emergenze della città. Penso all’iniziale rapporto bilaterale del sindaco con le componenti del Pd che ha poi dato vita alla sua prima improbabile giunta. Penso alla disastrosa personalizzazione del rapporto con i cittadini romani, causata dalla sua supponenza, dalla degenerazione della politica, dalle scarsa statura della squadra di governo. Penso al suo singolare comportamento su aspetti cruciali come il rapporto tra il Campidoglio e la Santa Sede a pochi mesi dall’avvio dell’anno giubilare indetto da Papa Francesco.

Ignazio Marino è stato sempre in buona fede, ma ha commesso errori madornali. A questo punto un ripensamento sulle dimissioni apparirebbe grottesco. Tuttavia ha ragione lui quando dice che la legge gli lascia ancora del tempo per confermarle o ritirarle.

In questo contesto trovo disastroso per il Pd controbattere alle contorsioni del sindaco, perché l’unico risultato che si può ottenere è quello di alimentare il polverone, di aumentare la confusione e l’amarezza di chi c’ha creduto. Continuare a rintuzzare qualsiasi cosa dica Marino è perdente, sia dal punto di vista delle più elementari regole della comunicazione, sia (e questo è più grave se non lo si capisce) sul versante della politica. Ora che il Pd romano può parlare attraverso una sola voce (quella del commissario) perché gettarsi in pasto alla famelica attitudine dei giornali ad una informazione che rasenta il gossip più becero? Oppure davvero si crede che prendendo le distanze dalle proprie responsabilità ci si possa considerare salvi?

Il Pd ha bisogno di avviare una nuova narrazione con la città, chiara e convincente. Un taglio netto con il passato rissoso, becero e affaristico delle componenti e, soprattutto, un progetto condivisibile di futuro.

Che il sindaco si prenda tutto il tempo che la legge gli concede e poi comunichi la decisione alla città. In quel momento il Pd potrà esprimere ai romani le sue valutazioni e prendere le decisioni conseguenti.

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