LE DUE SINISTRE

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Enzo Puro descrive le caratteristiche principali delle due sinistre oggi in campo, quella riformista e quella dei duri e puri e si domanda se queste due sinistre sono ancora conciliabili.

 

Ci sono oggi e ci sono sempre state due sinistre.

  1. C’è la sinistra dei duri e puri, quella che ti include solo se la pensi precisamente come i suoi affiliati.

La sinistra triste che ama sempre lottare e che si sente perduta quando è chiamata a governare.

E’ la sinistra che, avendo perso  l’obiettivo concreto della presa del palazzo di inverno ed avendo la storia cancellato la possibilità di costruire un paradiso, un mondo perfetto in terra, ha trasformato la lotta permanente su ogni cosa come fosse la lotta in se stessa un obiettivo da raggiungere.

E per questo è la sinistra del no a tutto, a prescindere.

E’ la sinistra che sente tutto sulle sue spalle ed è per questo una sinistra fatta di persone tristi.

Una sinistra che non accetta le imperfezioni degli uomini, che rifiuta di calarsi in esse anzi le combatte e siccome siamo tutti imperfetti combatte contro la stragrande maggioranza delle persone.

E’ la sinistra minoritaria che si sente superiore a tutti ed a tutte, pronta sempre a dare lezioni ed a giudicare chi è dalla parte del torto e chi dalla parte del giusto.

E’ la sinistra che ha coniugato in passato la teoria del social fascismo per tutti coloro che, pur essendo di sinistra, non rispettavano i loro tautologici assunti.

E’ la sinistra per la quale il popolo è importante quando vota per lei e non capisce un cazzo quando, quasi sempre ormai, non la vota.

E’ una sinistra che non ama il compromesso e preferisce perdere tutto anziche’ rinunciare a qualcuna delle sue richieste pur di attestarsi su un terreno un pochino piu’ avanzato (ed in questo atteggiamento dimostra ancora che in qualche angolo segreto della loro anima e del loro cervello o suoi accoliti aspettano ancora quella che un tempo sarebbe stata l’ora x).

E’ la sinistra del “ci vuole ben altro” e del “siamo piu’ oltre”, quella sinistra  verso cui il grande compagno e grande maestro Ettore Scola faceva dire al comunista italiano ortodosso, l’operaio Nino Manfredi, rivolto al gruppettaro Satta Flores, “montate in cattedra come tutti i falliti!!!”.

Ed è una sinistra facilmente infiltrabile da chi non vuole che nulla cambi (come dimostra la storia del secondo novecento e come scopriremo in futuro dimostrerà la storia di questo primo ventennio del nuovo millennio.

2) Poi c’è la sinistra del passo dopo passo, quella che è consapevole delle imperfezioni umane, quella che ha da tempo capito che non esiste un mondo perfetto da costruire e che è convinta che le storture del sistema economico dominante si cambiano governando.

Ed è una sinistra che non teme di confrontarsi con le imperfezioni di uomini e donne, che non si isola in un identitarismo minoritario, che ha come obiettivo il costante miglioramento delle condizioni delle persone. E che per raggiungere questo obiettivo ed allargare il fronte non teme di allargare le alleanze, sociali e politiche, senza paura di perdere la propria purezza e la propria verginità.

E la sinistra erede del Togliatti che con la svolta di Salerno sconvolse i duri e puri di allora proponendo, per vincere e sconfiggere definitivamente nazismo e fascismo, di allearsi con i monarchici e con Badoglio (mettendo da parte ogni risentimento verso chi aveva consegnato il nostro paese nelle mani dei fascisti).

Così come è la sinistra erede di quel Berlinguer (di cui oggi sembrano essere tutti stati seguaci anche quei gruppettari che negli anni 79 ed 80 lo dipingevano come un traditore degli operai e della sinistra) che prima si astenne e poi voto’ i governi presieduti da Andreotti con l’obiettivo di far uscire il paese da una crisi pesante e da una inflazione che all’epoca si avvicinava al 20%.

Ed oggi è quella sinistra che, pur tenendo fermi i valori di giustizia sociale e di cancellazione delle disuguaglianze immotivate, si misura pero’ con le mutate condizioni sociali ed economiche del tempo che stiamo attraversando, un tempo frammentato, dove lo status di ognuno di noi è un prisma dalle cento facce.

Queste due sinistre forse sono arrivate ad un punto serio di inconciliabilità.

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