Caldarola, sei troppo intelligente fattene una ragione.

dal-cal

Peppino Caldarola, ex Direttore della vecchia Unità, diversamente dalemiano (uno dei pochi amici di un tempo rimasti nella cerchia dell’ex premier) a volte scrive delle cose stimolanti e molto intelligenti altre volte, forse per far contento il suo vecchio amico, scrive banalità incredibili orientate da un suo sentire profondo (l’antipatia per gli omini novi) e lo fa con “fatwe” indimostrabili.

Un articolo sul premier attuale apparso su Lettera43 è una di queste fatwe dove si dice, senza prova alcuna, che Matteo Renzi non ha le qualità del premier.

Per dimostrare questo assunto-fatwa il buon Peppino mette insieme un pò di frasi ad effetto anch’esse colme di banalità. Nel leggerle ne capisci la circolarità ed è come se avesse scritto “Renzi non ha la qualità di premier perché non ha qualità di premier e non ha qualità di premier perché non ha qualità di premier”.

Secondo questo assunto Renzi è solo un guastatore che ha messo in crisi senza costrutto le relazioni istituzionali (quali di grazia?), il Sindacato (ci si è messo da solo), l’economia (Amrtya Sen e Fitoussi la pensano diversamente), le Banche (qui siamo proprio alla follia).

Il problema vero è che il diversamente dalemiano Caldarola ha una visione dei rapporti istituzionali come se ancora fossimo nel periodo dei trenta magnifici anni del dopoguerra, come se ancora tutto fosse leggibile e classificabile con la grammatica del fordismo, come se la spinta potente alla individualizzazione che ha trionfato negli ultimi 30 anni (mentre la sinistra restava a guardia del bidone vuoto) non fosse mai avvenuta.

E questa carenza di nuovi paradigmi per leggere la realtà porta Caldarola a non capire che in un paese ingessato come il nostro la pars destruens è di per se’ una progettualità.

L’idea di Renzi, il suo progetto, il nostro progetto (quel progetto che io da vecchio comunista italiano condivido) è togliere il piombo dalle ali del nostro paese. Promuovendo omini novi (amici suoi, gente di cui si fida? E che male c’è? Dovrebbe cambiare il paese con il vecchio personale politico nella tecnostruttura, quel personale politico e tecnico legato al vecchiume del passato? Anche se si è dimostrato capace di valorizzare giovani come Martina o Orlando o la Mogherini che non sono certo amici suoi diretti).

E’ normale che di fronte allo tsunami delle nuove nomine nelle aziende di Stato i detentori delle vecchie “golden share” alzino la voce, gettino fango e invitano i loro amici giornalisti a scrivere che Renzi è inadeguato. Ma a chi tocca nsè ngrugna si dice a Roma.

Caldarola non è diverso. E’ forse piu’ intelligente e su tante cose dice cose giuste (straordinario il suo pezzo sulla piazza del Family Day) ma quando si tratta di strattonare quello che ormai è un nemico delle vecchie elites non si tira indietro.

La cartina di tornasole della falsità retorica di certe affermazioni del buon Peppino sta nella non tanto velata critica sui toni alti verso la Commissione europea. Accusa Renzi di trattare la Commissione europea come fossero quattro scout. E non si accorge che in questo alzare i toni dello scontro e nel modo in cui lo motiva sta in nuce proprio quello che Caldarola dice mancare a Renzi: un progetto, un idea di Italia e di Europa.

Doveva essere un ragazzotto fiorentino non appartenete alla nostra storia di sinistra a mettere fine ai riti ormai consumati che stanno portando l’intera Europa in mano alle peggiori formazioni populiste.

Dovevamo forse continuare con il titic e titoc diplomatico che da Monti a Bersani a Letta ci hanno portato sempre a prendere ordini e ad applicare (senza nessuna capacità autonoma di decisione) le rigide letterine della Troyka?

Per ora il progetto di Renzi è quello di battagliare per affermare in Europa una politica di crescita e di espansione. Ed a questo fine ha proposto e fatto approvare al Parlamento una legge di stabilità che riduce le tasse e rilancia la crescita. Puo non piacere a Caldarola ma dentro quella stabilità c’è un progetto (progetto che, come ha piu’ volte ribadito l’ex Presidente di Italiani Europei Pier Carlo Padoan, prevede l’abbattimento graduale del debito pubblico e non certo la politica antica dello spendi e fotti).

E sarebbe auspicabile che tutto il Pd, invece di pensare ad una difficilissima rivincita al prossimo congresso ed a baloccarsi con le statue di Rohani, con Verdini o con l’inesistente partito della nazione, si impegnasse in questa battaglia che è una battaglia epocale.

Renzi la puo’ perdere ma non c’è altro modo per condurla. E se la perde a essere vittima sarà l’ideale di Europa.

Caldarola dice poi di non conoscere la sua idea di Italia.

Dovrebbe dire piu’ onestamente che l’Idea di Italia che Renzi esprime lui non la condivide e la vuole combattere.

E la conclusione dell’articolo su Lettera 43 di Caldarola la dice lunga su quale è il punto che fa male laddove chiama le persone attorno a Renzi la banda dei quattro e lo invita a mandare in una casa di riposo i genitori suoi e degli amici suoi. Un grande stile, simile quasi a quello usato dal giornalista Gianni quando ha parlato di rapporti incestuosi tra banca Etruria e politica e quindi tra padre e figlia Boschi.

Che schifo.

L’unica cosa certa è pero’ che al di là di come finirà l’avventura di Renzi ad  essere già andati in una casa di Riposo o ai giardinetti con i nipotini sono i D’Alema, i Bersani e tutta la vecchia nomenclatura, compreso il buon Peppino.

Quello che ascoltate e leggete è ormai il loro ultimo canto del cigno.

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