Fare politica senza il vento della Storia

 

Il combinato disposto, diciamo così, di due libriccini di Franco Cassano ci offre un pensiero potentissimo in grado di guidarci nel nostro impegno quotidiano sia come esseri umani occupati nella battaglia della vita, sia come esseri politici che ancora vogliono cambiare le brutture del mondo.

Franco Cassano è un sociologo, un politico del PD ed un filosofo pugliese e le sue teorie meridiane sono state alla base del laboratorio pugliese ai tempi delle Giunte regionali di Niky Vendola.

I libriccini da cui ho tratto il combinato disposto di cui parlavo sono “L’Umiltà del male” del 2011 e il piu’ recente, 2014, “Senza il vento della storia, la sinistra nell’era del cambiamento”.

Il primo libro è un libro più filosofico, meno politico, parla in una maniera insuperabile del male e del bene e lo fa attraverso una esegesi dei brani di Primo Levi in “Sommersi e salvati” e di un brano dei Fratelli Karamazov dove un fratello racconta “la leggenda del santo inquisitore”.

Il secondo libro, “Senza il vento della storia” sviluppa i concetti filosofici del primo libro in una guida concreta per l’azione politica.

La lettura dei due testi è da togliere il fiato.


Da l’Umiltà del male, 2011

“Il bene è così preso dall’ansia di raggiungere le sue vette che spesso finisce per voltare le spalle alla imperfezione umana, lasciandola tutta nelle mani del male.

Chi ha gli occhi fissi solo sul bene, spesso ha deciso di non guardare altrove; l’urgenza di giudicare, di misurare “l’essere” sul metro del “dover essere” lo porta a guardare con impazienza chi rimane indietro e tale mancanza di curiosità porta alla sconfitta.

Il male approfitta della distrazione o della boria del bene per mettere le tende e costruire alleanze.

Se i santi, nella loro scalata verso il bene si accontentano di essere minoranza, il male ha scelto la maggioranza degli uomini e lavora su di essa, interrompendo tutte le vie di collegamento con i migliori.

Perché le cose comincino a cambiare è necessario che il bene si giri verso l’imperfezione dell’uomo e smetta di guardarla dall’alto, abbandoni l’inerzia che discende dalla sua presunzione.

Ma anche la presunzione dei migliori è una forma di imperfezione. Ed è piu’ diffusa di quanto si pensi.

Occorre ridurre lo scarto tra i migliori e tutti gli altri, creare collegamenti e scambi ed imparare che ogni vittoria delle sole avanguardie è fragile ed esposta al rischio di essere accerchiata e battuta.

Si tratta di scegliere i molti, ben sapendo che la scelta di cercare un consenso vasto e popolare è piena di trappole e di tentazioni.”

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 Da senza il vento della storia, 2014.

“In un mondo che nega ogni stabilità, proteggersi diventa una esigenza diffusa ed innegabile, ma è decisiva la forma di risposta che si dà a questa invasione liquida: non la guerra delle terre tra loro ma una impresa comune, una terra di tutti.

E’ necessario attraversare quei territori proprio per evitare che si chiudano su se stessi e provare a farli confluire almeno in parte nella stessa direzione.

Non si tratta di un atteggiamento strumentale ma di molto dipiu’.

Bisogna lasciare all’ingresso ogni boria e fermarsi per un attimo a capire, provare ad avvertire dentro di sè quel bisogno di solidarietà e quella richiesta di attenzione rivolta al cielo.

Chi pensa di a vere obiettivi di maggior respiro ha ottime ragioni, ma dovunque sta andando corre il rischio di lasciare per strada persone che lo avrebbero affiancato se si fosse fermato a capire.

C’è chi di questa condizione di decisa avanguardia è orgoglioso e si puo’ ben comprendere: è gratificante sentirsi piu’ avanti, capaci di mostrare agli altri la strada, anche se quasi sempre è accaduto che quegli altri non arrivassero mai.

Si pensa che il futuro renderà visibili a tutti quelle buone ragioni. Ma la storia ha altro per la testa che dar ragione a qualcuno.

Invece di confidare che, spinti da qualche provvidenziale mutamento, gli altri raggiungano le avanguardie, è bene che queste ultime decidano di andare dove gli altri già sono: farlo non significa tradire le proprie ragioni ma l’esatto contrario.

Almeno per chi scrive “sinistra” vuol dire “molti” e capaci di stare insieme, di far vedere che le differenze non sono necessariamente un ostacolo alla coesistenza ed alla collaborazione.”

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