Monti attacca Renzi per conto di Schauble. Renzi gli risponde sferzante. Bersani e la ditta tacciono

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In questo articolo si prende atto delle forze in campo che contrastano la politica anti austerity di Renzi e Padoan e ci si meraviglia del silenzio della minoranza dem che non difende il premier nella sua battaglia di sinistra. Pur di vedere Renzi sotto tiro forse va bene tutto.

Con l’intervento di Mario Monti in Senato contro Renzi ed in evidente difesa della Merkel, di Schauble e della politica di austerità si chiarisce il tentativo del vecchio establishment (compreso purtroppo, sembra, l’ex Presidente Napolitano) di dare una spallata al Governo italiano per fare un favore al Governo tedesco ed alla Deutsche Bank.

E la messa in scena di Monti che aspetta la moglie al pronto soccorso seduto per le scale a scrivere ed a lavorare sta a dimostrare che dietro a tutto cio’ c’è una organizzazione ed una strategia mediatica (nel tentativo di far dimenticare i disastri in cui ci ha lasciato il governo Monti).

Renzi sta facendo quello che a suo tempo avrebbero dovuto fare Bersani e la Ditta.

Ed è singolare che la minoranzina dem capeggiata dall’omino di Bettola in queste ore taccia e non si schieri con il premier italiano in una battaglia vera di sinistra, per la crescita e contro l’austerity. Anzi sembrano gongolare per gli attacchi che i paladini globali delle politiche del solo rigore stanno lanciando contro Renzi e il suo governo.

Monti pero’ con il suo intervento ha fatto un favore mediatico a Renzi.

Gli ha alzato una palla ed il premier ha schiacciato sferzante:

C’è un’Italia di commentatori e dirigenti che è stata zitta quando tutta l’Europa salvava le banche e noi non lo facevamo, quando il patto di stabilità è diventato solo di stabilità senza crescita, quando il Parlamento, per motivi contingenti, ha votato il Fiscal compact: regole così devastanti che nessun paese può permettersi di rispettare senza correre il rischio di incidere sulla propria economia”.

E poi va al cuore del problema senza peli sulla lingua, sapendo che su questo avrà con sé la maggioranza degli italiani:

“Non contesto il passato ma, se ci sono dossier aperti sul tavolo, è perché non si è avuta la forza di chiuderli. Se l’Europa è un contratto, ci sediamo al tavolo e negoziamo. Ma noi pensiamo che sia di più, che sia una strepitosa occasione. La lettura è oggettiva: negli ultimi otto anni, gli Usa hanno ridotto la disoccupazione e aumentato la crescita; l’Europa ha fatto il contrario.

Dire che non basta più solo l’austerity è essere coerenti con la storia dell’Italia e anche riportare in questa discussione un po’ di verità. Ci rendiamo conto che la vera questione delle banche in Europa riguarda la prima e la seconda banca tedesca. Io faccio il tifo perché quelle banche siano messe in condizioni di fare il bene dell’economia europea. Ma dobbiamo avere la forza di dire che nella pancia di molte banche europee c’è un eccesso di titoli tossici che deve portare l’Italia a prendere una posizione.

E qui l’affondo vero, il colpo di teatro: metteremo veto su ipotesi che vogliano mettere un tetto alla presenza di titoli di Stato nelle banche”

In Senato poi Renzi ha annunciato il documento del governo che punta a rottamare il fiscal compact e l’intera era Monti. E rivendica orgogliosamente al suo governo ed al ministro Padoan di aver salvato l’Italia perché Il fiscal compact avrebbe distrutto l’Italia senza la giusta flessibilità”.

E poi rivolto ai senatori ed in primo luogo a Monti afferma che “sono pochi quelli che in quest’aula possono tirarsi fuori dalla responsabilità” di aver approvato, sotto dettatura, norme stringenti che ci obbligano strozzandoci al rispetto dei vincoli finanziari.

Quindi ora è tutto chiaro.

C’è una battaglia in corso tra chi pensa che certo le regole vanno rispettate ma non bisogna strozzare l’economia reale e soprattutto che bisogna puntare alla crescita ed alla espansione e chi pensa che rispettare le regole significa mantenere il fiscal compact e praticare una rigida politica diausterità, tagli selvaggi e macelleria sociale.

Con chi si schierano in questa battaglia di sinistra Bersani, Cuperlo e Speranza?

La loro voce, sempre acuta quando si tratta di alzare il ditino contro Renzi, non si sente, è flebile. Possibile che a loro interessi solo far fuori Matteo Renzi anche a costo di rinunciare ad una delle battaglie che a parole hanno sempre declamato (a parole, perché poi il fiscal compact e le politiche di austerità di Monti le hanno sempre appoggiate).

 

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