Da quando mi sono innamorata, ricambiata, della mia compagna delle elementari sentivo di essere percepita come straniera. Ora si cambia.

 

Una emozionante, commovente, concreta testimonianza personale della giornalista Delia Vaccarello dopo l’approvazione della legge sulle Unioni civili.

 

Delia Vaccarello è una giornalista che scrive da sempre sulla Unità, anche prima dell’ultima chiusura.

E’ una giornalista lesbica, anzi come lei rivendica la prima giornalista lesbica dichiarata. E da anni si batte a sinistra, spesso inascoltata, per i diritti alle coppie LGBT.

Ha scritto sul suo giornale, il giorno dopo l’approvazione da parte del Senato della legge sulle Unioni civili, questa testimonianza personale, una testimonianza commovente ed emozionante.

Non nascondo che quando l’ho letta una lacrimuccia mi è scappata e non certo perché a sessant’anni come mi dice spesso mia figlia mi sto rincoglionendo.

Ve la ripropongo perché merita di essere letta e riletta soprattutto da chi non si ritiene soddisfatto e chiedeva di piu’ e non vuole festeggiare. Delia ci spiega invece, con parole semplici ed umane, perché da oggi “possiamo sorridere al futuro avendo tolto ai giovani il peso di molte discriminazioni”.

 

La mia vita con la principessa azzurra non è piu’ senza legge.

(di Delia Vaccarello)

Da quando mi sono innamorata, ricambiata, della mia compagna delle elementari sentivo di essere percepita come straniera. Ora si cambia.

Oggi abbiamo fatto la storia.

La mia vita con la principessa azzurra non sarà piu’ senza legge.

Cito non a caso uno dei titoli della pagina “liberi tutti” che per anni ho firmato lottando per i diritti civili dentro questo glorioso giornale, titolo di un pezzo che narrava i sogni delle ragazze lesbiche.

Oggi quei sogni escono dal cassetto. Finalmente non scriviamo della Francia o del Portogallo ma dell’Italia delle Unioni.

Il nostro paese volta pagina: noi esistiamo e molti etero smetteranno di guardarci con malizia o sospetto, giacchè l’assenza di una legge e l’invisibilità sociale nutrono l’omofobia.

Nascono in Italia le Unioni civili e le coppie di fatto.

L’obiettivo è la parità ma festeggiamo un risultato storico e indiscutibilmente buono. Oggi battezziamo i tanti modi di fare famiglia.

Non posso non gioire ed essere orgogliosa visto che lotto da sempre.

Da quando mi sono innamorata, ricambiata, della mia compagna delle elementari non ho mai smesso di sentire che gli altri potevano percepirmi come una “straniera”, abitante in una inquietante terra degli affetti. Come tanti ho fatto coming out pena l’attribuzione automatica di una maschera etero.

L’ho fatto da giornalista lesbica per prima in Italia ed ho portato a casa l’estensione della Casagit (cassa autonoma dei giornalistiitaliani) alle coppie omo.

In molti hanno tenuto la maschera.

E sono quei molti, anche famosi, che non ci hanno aiutato remando contro anche in Parlamento.

Hanno perso.

Da oggi abbiamo i diritti ed una cittadinanza sociale meno difficile.

Da oggi sorridiamo al futuro avendo tolto ai giovani il peso di molte discriminazioni.

Non accadrà piu’ che in ospedale mi chiedano il nome del marito che non ho e non quello della mia partner.

Non accadrà piu’ di dover tutelare in eccesso la mia compagna ed affrontare gravi problemi al momento della separazione, visto che non essendoci norme né per unirsi né per dividersi ci si ritrova in pieno far west.

Non mi accadrà piu’, come mi è successo, di non essere nessuno dinanzi alla morte della mia compagna, e di venire vissuta dai familiari di sangue come una estranea, una ladra di amore.

Pur essendo stata la sola io, familiare per scelta, a preoccuparmi di lei fino all’ultimo.

Non accadrà perché non ci sarà una famiglia “normale” che deciderà chi sta dentro e chi sta fuori, non accadrà perché i nostri legami saranno famiglia.

E’ questa la rivoluzione sancita con la legge sulle Unioni civili che abbiamo rischiato di non approvare favorendo il degrado civile.

La rivoluzione che da oggi ha perso buona parte della sua retorica, la rivoluzione di un mondo.

Ho scritto con passione per anni sulle colonne di questo giornale e i lettori, offesi dai pregiudizi dei media, mi hanno detto: solo di te non abbiamo paura.

Ho scritto che la nostra non era una battaglia per i diritti di una categoria, ma che avrebbe trasformato la fisionomia delle relazioni in Italia.

Per me è un arricchimento il rapporto tra mia sorella e mio cognato.

Da oggi per molti di voi etero sposati lo saranno le convivenze etero e omo.

Saltato il bollino doc caro ai controllori, la mente sociale si apre alle varietà culturali e dunque naturali di stare insieme tra adulti in una “vita familiare”.

Oggi dico grazie alla buona politica.

Mi rallegro del Papa che non si immischia. Assaporo questa conquista da grande e mi è cara anche per i decenni di sudata fatica.

Come “Ciaula scopre la luna” mi meraviglio dopo anni di pesantissima oscurità.

Sono stati tanti i tranelli tesi da quanti si dicono paladini del tutto cambi, lavorando invece perché tutto resti uguale.

I grillini hanno tradito i patti, la Lega – la cui ragion d’essere è il “diverso untore” – voleva bruciare l’intero testo. Abbiamo rischiato di perdere ogni diritto agognato.

Veniamo ai prezzi. Sorprendente rammaricarsi per lo stralcio nel testo dell’obbligo alla fedeltà che sta a cuore solo a chi tiene alla facciata.

Non limiterà i giudici: nella scrittura del maxi emendamento si è fatto di tutto per non ostacolare i magistrati che finora hanno applicato le norme delle adozioni in casi speciali riconoscendo il genitore sociale.

Se la stepchild è stata sacrificata, perché per far passare le Unioni Matteo Renzi ha stretto l’accordo con Alfano, pungolati da questa ferita lavoriamo alle adozioni.

Assurdo dire: piuttosto meglio non avere leggi. Piu’ concreto dire non molliamo. Per le adozioni lottero’ da subito in prima fila. Per legge dovrà essere possibile adottare un bambino da parte di un single o di una coppia omo o etero.

Di qui si partirà tutti insieme per snellire le procedure con l’effetto di rendere la fecondazione assistita un percorso non piu’ (quasi obbligato). Tutti? Si tutti a prescindere dall’orientamento sessuale.

 

 

 

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