Se l’eristica torna di moda…

Nel V secolo a.C. ProtagoraGorgia se ne andavano in giro insegnando ai giovani e ricchi rampolli delle famiglie greche come tenere discorsi nelle assemblee pubbliche. L’esercizio di retorica più utilizzato era l’eristica, il cui unico fine è quello di confutare l’avversario e convincere gli ascoltatori di avere ragione. Per l’eristica il contenuto di verità delle affermazioni che si confutano non ha alcuna importanza.

Per il perfetto dialettico [l’erista] è indifferente la tesi assunta dal rispondente: costui può scegliere nella risposta iniziale l’uno oppure l’altro corno della contraddizione, e in entrambi i casi la confutazione seguirà inesorabilmente. In altre parole se il rispondente assume una tesi, tale tesi sarà demolita dall’interrogante, e se sceglierà la tesi antitetica, anche questa verrà egualmente demolita dall’interrogante. [Giorgio COLLI La nascita della filosofia, Milano, 1975]

Adesso pensate a quel che accade nella politica italiana: un giorno si afferma una tesi e il giorno dopo la tesi contraria.  Insomma ci si sposta da una parte all’altra preoccupandosi solo di convincere chi ascolta, senza dare alcuna importanza al senso di quel che si va affermando.

In questi giorni tra i passi indietro di Forza Italia sulla legge elettorale e le diatribe interne al Pd sembra di essere tornati nella Grecia degli eristi.

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